LIGURIA
Diritto allo studio: una proposta di legge
Attesa in Liguria da 25 anni la nuova legge regionale sul diritto allo studio dovrebbe essere varata nei prossimi mesi. Obiettivo del disegno di legge è aiutare tutti i giovani ad arrivare ai più alti gradi dell’istruzione, indipendentemente dalla situazione economica delle famiglie di origine. La legge, che prevede una copertura economica di 30 milioni di euro, di cui 15 per la scuola, 15 per l’Università, ha lo scopo di riordinare le norme regionali approvate negli ultimi 25 anni. Fra le altre novità, va ricordato il criterio per l’erogazione delle borse di studio e degli assegni per la famiglia che si baserà sul rapporto tra il reddito e l’investimento destinato allo studio.Sono previsti sostegni fino a mille euro per tutti coloro che hanno redditi inferiori ai 10mila euro, mentre sono escluse le fasce a partire da 40mila euro. La legge prevede, inoltre, tre graduatorie distinte: sostegno per l’acquisto dei libri, per l’integrazione delle spese per i laboratori e per l’iscrizione e frequenza. Di queste, le prime due sono rivolte espressamente alla scuola pubblica, la terza è stata pensata per le scuole paritarie. Importanti investimenti saranno, inoltre, pianificati per contenere al massimo il fenomeno della dispersione scolastica. Perché, anche se in base alle statistiche ufficiali la Liguria è al terzo posto tra le Regioni italiane per numero di laureati, la dispersione è ancora troppo elevata.”È significativo il fatto che si parli di diritto all’istruzione e non più di assistenza scolastica, avendo ormai definitivamente abrogato dal vocabolario degli addetti ai lavori un sostantivo che richiama a situazioni di disagio e di bisogno per introdurne uno che si riferisce alla totalità della popolazione, perché tutti gli esseri umani, a qualsiasi età, hanno bisogno di educazione di istruzione”, ha affermato don Pino De Bernardis, direttore responsabile dell’Ufficio per l’educazione, la scuola e l’università della Conferenza episcopale ligure.”Tuttavia la proposta di legge, così come la conosciamo, manifesta evidenti segni di incongruenza interna, e in alcuni punti tradisce il fatto di essere frutto di una mediazione tra parti politiche molto diverse. Soprattutto lascia perplessi il fatto che la libertà di scelta della famiglia, soggetto primario dell’educazione, sia appena accennata e che venga praticamente vanificato l’impatto di un intervento che, per quanto pieno di limiti e perfettibile, era stato concepito e utilizzato per sostenere la libertà di scelta delle famiglie, ovvero il buono scuola”.Aspetti positivi. Secondo De Bernardis la legge presenta, comunque sia, aspetti positivi. “È condivisibile il criterio di venire incontro con le borse di studio (così viene chiamato il vecchio intervento del buono scuola) in ragione dell’incidenza della spesa scolastica sul reddito. È un giusto riconoscimento inserire il tema della libertà di scelta educativa della famiglia in un quadro di interventi a favore dei fruitori del servizio della scuola pubblica, di cui, come è noto, da sempre, la scuola non statale fa parte a pieno diritto. Ma queste considerazioni non sono sufficienti a farci esprimere un giudizio pienamente favorevole”. Secondo il direttore dell’Ufficio regionale, andrebbero anche rimossi gli ostacoli alla libera scelta delle famiglie abbattendo il gap economico tra scuole statali e scuole paritarie: “Senza questa operazione anche l’autonomia delle istituzioni scolastiche statali perde senso e significato, e si permane in una situazione di oligopolio statale nel sistema dell’istruzione”.Il commento della Fidae. Padre Mario Meuti, presidente regionale della Federazione istituti di attività educative (Fidae), commenta: “Come Fidae siamo preoccupati per l’abolizione del buono scuola perché questo era, anche se piccolo, un provvedimento specifico riguardante la libertà di educazione. A nostro avviso, il buono scuola andava semplicemente nel versante di sostenere il diritto delle famiglie alla libertà di educazione. Adesso la nostra posizione è quella di cercare di conservare quei piccoli benefici che c’erano in precedenza”.Altri aspetti di preoccupazione. A parere di Meuti, vi sono poi anche altri aspetti di preoccupazione: “Con questa nuova legge temiamo soprattutto che avvenga una grande dispersione di denaro in piccolissimi provvedimenti a pioggia su tutti e tutto. Nonostante queste preoccupazioni, però sul testo in generale diamo un giudizio positivo perché anche lo stesso buono scuola è diventato abbastanza inviso anche in altre regioni per cui ricomprendere alcuni benefici di questo strumento all’interno di un discorso generale di diritto allo studio è positivo”. Soddisfazione padre Meuti l’ha espressa anche sull’impianto generale della legge che giudica positivo: “Molto chiaramente, nelle dichiarazioni di principio, è indicato che si tratta di benefici per gli studenti che frequentano il sistema scolastico nazionale, sia statale che paritario”.a cura di Adriano Torti(03 maggio 2006)