LIGURIA
Approvato dalla Giunta regionale un testo unico per la cultura
La Giunta regionale ligure ha recentemente approvato il nuovo testo unico in materia di cultura. Tra le novità introdotte con la nuova legge vi sarebbero l’istituzione di un fondo unico per la cultura all’interno del bilancio della Regione, lo scioglimento della Fondazione Colombo in un Istituto regionale per la cultura che diverrà il riferimento per tutta la Liguria, un centro ligure per il dialetto, la riorganizzazione del laboratorio regionale del restauro, il nuovo sistema delle sponsorizzazioni culturali. L’obiettivo è riordinare tutto il sistema legislativo regionale in materia di politica culturale attraverso la presentazione di un testo unificato che assorba le venti leggi regionali realizzate finora.Il ddl, che si articola in tre aree (beni, attività e servizi culturali) sarà messo in pratica attraverso un piano triennale di interventi che dovrà essere approvato dal Consiglio regionale al quale seguiranno piani annuali di attuazione, supportati da opportuni finanziamenti. È prevista la riorganizzazione del sistema regionale dei musei e delle biblioteche, accanto a un nuovo meccanismo di tutela libraria, nuove norme di valorizzazione degli edifici artistici e anche l’istituzione di una giornata regionale della cultura. Se con l’istituzione del centro ligure per il dialetto la Giunta si è posta l’obiettivo di tutelare l’identità ligure, nello stesso tempo, la volontà del legislatore è quella di aprirsi a culture differenti. La riorganizzazione in materia di cultura prevista dal testo unico riguarderebbe anche le spese al fine di organizzare al meglio le risorse.Qualche dubbio. Apprezzamento, anche se con qualche perplessità, è stato espresso da Paolo Bianchini, presidente del Meic di Genova. “Le finalità della legge – ha affermato – sono senz’altro condivisibili soprattutto dove la cultura viene finalizzata al miglioramento della vita delle persone”. “Una certa preoccupazione – ha aggiunto – suscita, invece, il riferimento al pluralismo culturale, formula senz’altro ambigua, che potrebbe dare libero accesso a ogni sperimentazione e a ogni bizzarria. Come cattolici non possiamo non sottolineare i rischi di dare impulso a pericolose derive di tipo relativistico”.Tra i vari aspetti di novità e di interesse del disegno di legge, Bianchini sottolinea il riferimento alla conoscenza valorizzazione di edifici “religiosi non più destinati al culto”. “È senz’altro positivo – ha spiegato – l’interesse per la grande quantità di edifici di culto che hanno perso nel tempo la loro originaria destinazione ma che mantengono nella loro struttura le caratteristiche tipiche del luogo sacro. Proprio in considerazione che l’edificio di culto, ancorché sconsacrato, richiama, comunque sia, il messaggio cristiano, sarebbe opportuno che, nella stesura definitiva della norma, fosse presente un più preciso vincolo, che subordinasse la valorizzazione di tali edifici a destinazione che, sia pur tipo laico, non fosse del tutto incompatibile con la originaria sacralità del luogo”. Proprio per questo motivo, il presidente del Meic ha auspicato che “nella gestione quotidiana della legge, fossero proprio gli enti ecclesiastici a promuovere gestioni di tali luoghi che siano consone alla loro originaria destinazione”.Società multiculturale. Decisamente più ottimista, soprattutto in tema di multiculturalismo, Maria Antonietta Falchi, preside della facoltà di scienze politiche dell’Università di Genova e docente di storia delle dottrine politiche e di Storia del cristianesimo. Sull’impianto generale del disegno di legge, la Falchi, ha affermato che “è senz’altro apprezzabile l’impegno della Regione nelle politiche culturali, con il riconoscimento del fondamentale rilievo della cultura per migliorare la qualità della vita e favorire una convivenza civile che riconosca le identità dei soggetti, in una società armonica e solidale”.In merito al sostegno di tutte le culture ha affermato che “la promozione dell’identità storica, dell’innovazione e del pluralismo culturale sono indicati come obiettivi della legge: penso che questi criteri debbano essere sempre meglio considerati e approfonditi, per guidare l’auspicata razionalizzazione delle politiche culturali, contemperando la salvaguardia delle radici storiche della cultura ligure con l’odierna realtà multiculturale, peraltro già iscritta nel Dna della gente di Liguria, e bene espressa dal Mediterraneo, luogo di incontro di popoli”.a cura di Adriano Torti(05 luglio 2006)