LIGURIA
Una legge in materia di immigrazione
La Liguria è tra le prime Regioni ad aver legiferato in materia di immigrazione. Il Consiglio regionale ha recentemente approvato la legge che stabilisce le norme per l’accoglienza e l’integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati, con la quale si impegna a proseguire nella sua politica di affermazione e difesa dei diritti della persona e nella lotta allo sfruttamento e alla discriminazione nei confronti di immigrati, apolidi, rifugiati e persone che fanno richiesta di asilo.Dal punto di vista operativo, la nuova legge stabilisce la stipulazione di un piano regionale triennale che contenga le linee guida per l’attuazione degli interventi previsti dalla legge, la costituzione di una sezione dedicata all’immigrazione all’interno dell’Osservatorio delle politiche sociali e di una Consulta regionale per l’integrazione dei cittadini stranieri immigrati.Dal punto di vista economico l’investimento complessivo previsto sarà di circa 1 milione e 400.000 euro. La nuova legge prescrive, tra l’altro, la promozione di politiche abitative (centri di accoglienza, alloggi sociali collettivi, accesso ad alloggi di edilizia residenziale pubblica a cittadini immigrati regolari), l’accesso ai servizi sanitari per gli immigrati regolari, ma anche le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o essenziali per malattia e infortunio per immigrati irregolari, interventi per favorire l’integrazione e l’inserimento nel mondo del lavoro, oltre ad una mediazione linguistico-culturale.Tentativo apprezzabile. La delegazione regionale della Caritas Liguria, attraverso don Adolfo Macchioli, fa sapere di aver apprezzato “il tentativo di una legge organica, conseguente alle dichiarazioni di principio dei primi articoli e, in particolare, all’affermazione di diritti civili e sociali per i cittadini stranieri, nonché alle politiche di integrazione e inclusione sociale rivolte a questi soggetti”. Le perplessità riguardano semmai “la composizione della Consulta che appare sbilanciata sul versante delle associazioni di immigrati” perché “dodici rappresentanti di comunità di immigrati appaiono un po’ tanti e si corre il rischio di un contenitore vuoto o che comunque fallisce l’obiettivo della rappresentatività”. Anche Franco Catani, condirettore della Caritas genovese, ha affermato che la legge proposta “è ricca di buone dichiarazioni di intenti”. Il dubbio che rimane riguarda quella che sarà la sua concreta attuabilità. “Adesso – ha affermato – dovremo solamente vedere quali saranno le applicazioni pratiche delle legge soprattutto in merito alle reali disponibilità di bilancio”.Indicazioni chiare. Soddisfazione sulle indicazioni generali del testo sono giunte anche da Andrea Torre, direttore del centro Medì-Migrazioni nel Mediterraneo. “La parte iniziale dei valori – ha affermato Torre – dà delle indicazioni forti e chiare sull’atteggiamento che la Regione vuole adottare nei confronti dei cittadini stranieri come l’affermazione e la difesa dei diritti fondamentali della persona, l’eliminazione ogni forma di razzismo o di discriminazione, la garanzia delle pari opportunità di accesso ai servizi, il riconoscimento e la valorizzazione della parità di genere e la tutela per donne e i minori”. Per Torre, comunque, “sarà fondamentale verificare il recepimento nella gestione ordinaria di quei settori che possono avere un effetto immediato sulla vita delle persone, per esempio l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica in condizioni di parità con i cittadini italiani, un migliore accesso ai servizi sanitari anche per coloro che non sono in possesso di titolo di soggiorno, la tutela della gravidanza, della maternità e dei minori”.Alcuni dubbi. Anche Modou Kandji, responsabile del Centro servizi integrati di Genova, conferma la positività della legge, ma resta prudente. “Dal punto di vista generale – ha affermato – la legge appare ricalcata su quella nazionale. Vi troviamo infatti molte petizioni di principio assolutamente condivisibili. Il problema, come sempre, sarà quello di verificarne l’attuabilità”. “Praticamente tutte le leggi – ha spiegato – vengono fatte in modo responsabile ma giudicare una legge è possibile solo a posteriori”. “Personalmente – ha continuato – ritengo che non sarà affatto facile realizzare concretamente quanto espresso nel testo a proposito dell’inserimento degli immigrati in settori come la formazione, il ricongiungimento familiare, l’abitazione, il lavoro, le iniziative culturali”.I suoi dubbi si concentrano anche sulla composizione della consulta. “A proposito della consulta prevista nella legge posso dire che non vorrei che si ripetesse l’esperienza di un’analoga istituzione creata alcuni anni fa che ha prodotto diversi documenti mai tramutati però in qualcosa di concreto”. Sul piano di vista interculturale ed interreligioso ha poi affermato che “questo è un argomento di stringente attualità ed è giusto aprire un tavolo di lavoro in questo senso”. “Penso – ha concluso – che sia giusto che le leggi in vigore rispecchino il contesto sociale corrente. Non è più possibile fare riferimento, in settori delicati come questo, a norme ormai obsolete e risalenti ormai a molte decine di anni addietro”.a cura di Adriano Torti(09 marzo 2007)