LIGURIA

Che sia “altro”

Il Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Risale all’inizio di marzo l’approvazione del Consiglio regionale della Liguria del testo unico dal titolo “Disciplina dell’Ufficio del Garante regionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” frutto dell’unificazione di due proposte di legge. In base al testo approvato, al Garante sarà affidata la difesa e la verifica dell’attuazione dei diritti dei minori già sanciti a livello internazionale offrendo maggiori garanzie di tutela del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza tramite la promozione di una politica di prevenzione, di informazione e di sensibilizzazione, anche sul piano urbanistico e della progettazione, delle esigenze dell’infanzia.Al Garante competerà inoltre la promozione di iniziative in accordo con le istituzioni scolastiche, volte a far emergere e contrastare fenomeni di violenza fra minori all’interno del mondo della scuola. Il Garante verrà eletto dal Consiglio regionale all’inizio di ogni legislatura e si muoverà in collaborazione con gli altri enti, svolgendo azioni positive mirate alla promozione del diritto alla vita, alla famiglia, all’istruzione, all’assistenza sociosanitaria e alla partecipazione alle decisioni che li riguardano tenendo conto del loro superiore interesse. La sede del Garante sarà presso il Consiglio regionale e potrà disporre delle sue strutture.Per una reale tutela dei diritti. Il Forum ligure delle associazioni familiari “esprime apprezzamento per l’istituzione da parte della Regione Liguria di un Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che sostiene la centralità del tema dei diritti dei minori nell’ambito dell’impegno istituzionale rivolto alla tutela delle persone”. Lo hanno affermato i responsabili dell’associazione che hanno spiegato come “una costante ed efficace protezione dei minori e il favore per la diffusione di una cultura all’attenzione verso le loro primarie necessità è, infatti, sicura fonte di crescita del livello di civiltà di ogni società, oltre che efficace metodo di protezione dell’avvenire della società stessa”.Secondo il Forum ligure, “una reale tutela dei diritti del minore deve, tuttavia, assumere con chiarezza l’impegno di sostegno all’efficacia delle relazioni familiari nelle quali il minore ha diritto di collocare la propria vita e la propria identità”. Proprio per questo motivo i responsabili liguri delle associazioni familiari auspicano che “l’attività del Garante sia ispirata principalmente a garantire e promuovere l’indispensabile dimensione relazionale dei diritti del minore, poiché il suo diritto ad avere una famiglia, ed a vivere nella propria, sono certamente il primo passo di ogni altro percorso di riconoscimento di protezione e tutela in suo favore”.Un ruolo diverso. Don Marco Grega, responsabile della struttura di accoglienza “Casa dell’Angelo” e presidente della Consulta diocesana per le attività a favore dei minori e della famiglia di Genova, vive quotidianamente a contatto con minori disagiati seguendo e coordinando quattro strutture residenziali (dove trovano ospitalità 24 minori) e una struttura diurna (che ne accoglie altri 10). Sentito in qualità di operatore in occasione delle audizioni fatte dalla Regione in vista della predisposizione del testo di legge, don Grega “ha fatto presente la necessità” che quella del Garante sia “una figura terza rispetto a tante altre realtà in modo che abbia veramente la possibilità di operare in modo autonomo e quindi che sia anche una realtà fortemente sganciata da orientamenti e pressioni politiche”. “La necessità della figura del Garante – ha continuato il sacerdote – è evidente a tutti proprio nel suo compito di non essere sovrapposta, ma di essere altro, rispetto a quelle figure di riferimento che già esistono nell’ambito dei minori”. “Proprio in questa sua capacità di essere altro – ha spiegato – sta la forza di questa figura”. Un progetto serio. Sul piano concreto ha aggiunto don Grega, il Garante sarà sicuramente utile “in quelle situazioni di stagnazione del progetto del minore in quanto, a volte, succede che il minore collocato in comunità rischi di venire dimenticato nella comunità stessa”. Possono capitare, ha spiegato il sacerdote, situazioni nelle quali, dopo aver “affrontato l’emergenza, ossia l’allontanamento del minore dalla famiglia” non venga poi messo mano “a un progetto serio” a tutela del minore stesso. In questi casi il Garante, essendo “altro da tutti”, secondo don Grega, “ha la capacità di spronare quei punti di riferimento come i servizi sociali ed il tribunale” ai quali spetta “il compito di elaborare un progetto”. “In questo senso – ha concluso il sacerdote – il Garante potrebbe essere veramente una figura molto importante” alla quale riferirsi “quando anche le istituzioni rallentano le proprie capacità di seguire il minore”.a cura di Adriano Torti(20 aprile 2007)