DOPO IL G8: COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII, "I PAESI SVILUPPATI MANTENGANO LE PROMESSE"

"Ancora una volta gli 8 Paesi più potenti ed industrializzati del mondo hanno avuto la pretesa di confrontarsi sui temi cruciali dell’economia mondiale, della lotta alla povertà, dei cambiamenti climatici, della salute e lo hanno fatto in maniera illegittima ed ipocrita": lo scrivono in una nota diffusa oggi alla stampa Giovanni Paolo Ramonda, presidente, e Sandra Talacci, responsabile del Servizio giustizia internazionale della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini. Dopo aver rilevato che "questi stessi Paesi sono i primi ad essere inadempienti alle promesse fatte alla Comunità internazionale in sede delle Nazioni Unite che è il solo forum veramente legittimo per affrontare le gravi problematiche della comunità globale", Ramonda e Talacci ricordano che "nessuno di questi Paesi ha infatti finora dato lo 0,7% del loro Pil per l’aiuto internazionale, e questi stessi Paesi sono i maggiori responsabili dei disastrosi effetti prodotti dal cambiamento climatico". La nota ricorda poi l’esigenza di eliminare i sussidi agli agricoltori dei paesi industrializzati, che "tagliano fuori i prodotti agricoli dei paesi in via di sviluppo dal mercato globale". Si richiama anche la "cancellazione del debito dei paesi impoveriti che la comunità internazionale riconosce da tempo come odioso ed iniquo".