LIGURIA

Inversione di tendenza?

Aborti in calo secondo i dati della Regione

Negli ultimi due anni, secondo i dati attualmente disponibili, in Liguria le interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) sarebbero in diminuzione. Le statistiche ufficiali comunicate dall’Ufficio regionale per la salute, infatti, riportano 2.873 Ivg effettuate nel 2007 a fronte delle 3.700 dell’anno precedente. Per giustificare una tale diminuzione va però tenuto presente che i dati dell’ultimo trimestre dello scorso anno sono ancora parziali e incompleti. Comunque, anche analizzando solamente i valori che si riferiscono ai primi tre trimestri delle due annate (completi sia per l’anno 2007 che per il 2006) il calo, seppure ridimensionato, sembrerebbe confermato. Infatti, gli aborti eseguiti nella regione Liguria da gennaio a settembre del 2007 sono stati 2.778, a fronte dei 2.875 riferiti allo stesso periodo dell’anno precedente. L’azione dei consultori. Sulla vicenda è intervenuto recentemente l’assessore alla salute, Claudio Montaldo, il quale rispondendo ad un’interrogazione fatta alla Giunta da parte di alcuni consiglieri in merito all’attuazione della legge 194/78 sull’interruzione di gravidanza in regione, ha confermato che “il 2007 si è chiuso con un numero di interruzioni inferiori all’anno precedente”. Per l’assessore “questo è un segno che, con la loro azione, i consultori hanno consentito l’inversione di tendenza” aiutando e informando soprattutto le giovani donne immigrate che, in precedenza, avevano provocato una forte impennata del numero degli aborti. Analizzando nel dettaglio i dati ufficiali forniti dall’Ufficio regionale competente emerge che quasi la metà degli aborti effettuati lo scorso anno in Liguria, 1.700 su 2.873, riguardano la sola città di Genova (dove però risiede circa la metà della popolazione del territorio regionale). Sempre lo scorso anno, nella provincia di Imperia, le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 314, 411 a Savona e 448 a La Spezia.Difficile avere dati certi . “Dare una valutazione corretta ed obiettiva su simili statistiche è molto più difficile rispetto al passato perché, mentre fino a non molto tempo fa c’era solamente la modalità di aborto chirurgico, per cui tutto rimaneva certificato dalle cartelle cliniche e nulla poteva sfuggire, oggi non è più così”. È il commento di Mariella Lombardi Ricci, docente di bioetica e presidente del Comitato etico dell’Asl2 savonese. “Attualmente – ha aggiunto – è più difficile avere dati certi. Intanto è significativo che non si parli più di aborto, ma di interruzione volontaria di gravidanza, poi molti esperti affermano che questa comincia con l’impianto dell’embrione al 14 giorno dopo il concepimento, e quindi è evidente che buona parte degli aborti compiuti per via farmacologica non rientra più nella casistica”. Infatti, ha ricordato ancora Lombardi Ricci, “esistono nuove metodiche di aborto, peraltro non ancora certificate, come ad esempio la pillola del giorno dopo, che può essere prescritta facilmente”. In altre parole, secondo l’esperta di bioetica, “commentando i dati ufficiali si può solamente dire che vi è stata una diminuzione degli aborti chirurgici ma non si può assolutizzare tale dato dal momento che non è possibile avere i dati completi delle interruzioni di gravidanza ottenute farmacologicamente”.Le istituzioni non applicano la legge . Per Eraldo Ciangherotti, vicepresidente di Federvita Liguria e del Movimento per la vita ligure, fino ad oggi la legge 194/78 è stata applicata secondo una sola prospettiva ossia “l’obbligo per la donna di abortire di fronte ad una maternità disagiata”. Per questo, Ciangherotti, ricordando quanto affermato dall’articolo 1 della legge, ha voluto provocatoriamente suggerire al legislatore di modificare la declinazione del verbo “dal presente indicativo, usato nel testo della legge, con il condizionale, perché lo Stato le Regioni ed i Comuni dovrebbero fare ciò che in realtà non fanno: tutelare e sostenere la maternità e la vita nascente”.”Nessuno vuole condannare una donna che abortisce – ha aggiunto Ciangherotti – perché proprio di lei ci prendiamo cura nei Centri per la vita, soprattutto in conseguenza dei profondi disagi e strascichi psicologici che l’Ivg lascia” però è necessario battersi affinché “la vera libertà non sia l’avere solo una possibilità di fronte ad una maternità disagiata”. Il vicepresidente ha poi sottolineato la facilità e la banalità con cui, molto spesso, si arriva all’aborto citando un’inchiesta pubblicata all’inizio di gennaio nelle pagine genovesi di un quotidiano nazionale.Dall’inchiesta, ha ricordato Ciangherotti, era emerso che “una donna, in quel caso una giornalista, con in mano l’esame delle urine e un certificato di gravidanza si è recata in diversi consultori della città di Genova per chiedere di interrompere la gravidanza, e scandalo degli scandali, ha ricevuto un certificato di aborto pur non essendo incinta e avendo impiegato poco più di dieci minuti per aver tentato di rimuovere con le istituzioni le possibili motivazioni all’aborto”.a cura di Adriano Torti(07 marzo 2008)