"Alimentazione ed idratazione chiarisce la nota – rappresentano le cure ordinarie dovute, che non costituiscono accanimento terapeutico", ma "la cui sospensione è eutanasia (ossia indebita anticipazione intenzionale della morte naturale)". Il documento ribadisce inoltre "il dovere deontologico, etico e giuridico" del medico "di curare i soggetti che hanno bisogno di cure, dunque anche i soggetti in coma" che "non possono essere abbandonati terapeuticamente", e chiarisce che il tutore "non può avere il potere di decidere se il soggetto debba vivere o morire; può decidere tra terapie alternative, ma non tra l’alternativa vita/morte". "La ricostruzione orale (attraverso il racconto di amiche) di quello che pensava Eluana non costituisce in alcun modo – precisa inoltre la nota – una forma di consenso informato (che esige invece una dichiarazione firmata scritta in condizione di vita, salute e lucidità)". "La sospensione della alimentazione ed idratazione porterà Eluana a morire lentamente, come Terry Schiavo concludono gli esperti -; morire di fame e di sete non può che essere, anche per chi ha uno scarso o nullo livello di coscienza (come è il caso dei soggetti in coma), una sofferenza: per chi la vive ma anche per la società civile che non è in grado di offrire cure adeguate, solidarietà e sostegno".