LIGURIA
Una legge a sostegno dei padri separati in difficoltà
Si intitola “Misure a sostegno dei padri separati in condizione di difficoltà” la proposta di legge presentata recentemente al Consiglio regionale della Liguria. L’obiettivo è salvaguardare il ruolo paterno e difendere, dal punto di vista psicologico ed economico, il padre separato. Il problema è particolarmente sentito tanto più in una Regione come la Liguria che, tra l’altro, conta in percentuale il più alto numero di separazioni e divorzi. L’intervento, per la sola città di Genova (che conta 2.000 divorzi ogni anno) potrebbe ammontare a circa 500mila euro annuali ed ha già ricevuto il plauso delle associazioni d categoria. Per sensibilizzare la popolazione e le istituzioni su questo argomento, il Consiglio regionale della Liguria, insieme all’associazione Papà separati onlus, ha anche organizzato un convegno intitolato “Nel nome del padre”.Un aiuto per tutta la famiglia. “Questo progetto di legge ha il merito di aver attirato l’attenzione su di un problema oggettivo che riguarda, per la stragrande maggioranza dei casi, la figura paterna”, afferma Emanuele Scotti, vicepresidente dell’associazione “Famiglie separate cristiane”. Troppe volte, ha aggiunto, “si sono presentati alla nostra associazione papà che, allontanati da casa, avevano eletto come domicilio la propria auto oppure, per carenza di mezzi economici, si erano visti costretti a tornare dai genitori”. Questa legge, continua Scotti, “va nella direzione di permettere a entrambi i genitori di mantenere le loro facoltà educative a tutto vantaggio dei figli”. Per questo, “chiediamo, insieme ad altre associazioni, che il progetto di legge continui ad essere espressamente rivolto nell’aiutare i padri perché sono loro, nella quasi totalità dei casi, ad essere interessati da questo provvedimento. Per noi, questo provvedimento non è sessista ma si limita semplicemente a fotografare un problema esistente, analogamente a quanto avviene con le leggi volte a tutelare le vittime di violenza che, quasi sempre, sono donne. Siamo convinti che un intervento a favore di un membro di una famiglia separata si ripercuote automaticamente su tutti gli altri membri della famiglia e, quindi, questa legge non si propone di aiutare solamente il padre in quanto tale ma tutti i componenti perché i legami familiari rimangono forti anche in una famiglia separata, anche se spesso sono di tipo conflittuale”.Maggiore prevenzione e meno separazioni. “Per noi ha affermato Aldo Delfino, presidente dell’associazione Aiuto famiglia onlus di Genova (www.aiutofamiglia.it) la proposta di legge è un punto di partenza: manca, infatti, nel testo un senso etico più profondo in quanto non c’è distinzione tra la figura del padre che abbandona la moglie ed i figli e quella del padre che, invece, è stato abbandonato dalla consorte”. Secondo Delfino, inoltre, la legge è incentrata troppo sull’aspetto economico tralasciando altri aspetti. Infatti, ha spiegato, anche se molto spesso il genitore che non è stato scelto quale affidatario del bambino versa in gravi problemi economici, “la questione non deve essere ridotta solo un problema di soldi perché non dobbiamo dimenticare il fenomeno del lavoro nero cui tanti padri ricorrono”. Al contrario “deve risultare fondamentale il supporto psicologico che deve essere garantito a tutti”. Nello stesso tempo, per Delfino, è necessario impegnarsi maggiormente nel fare prevenzione perché “di prevenzione si parla tanto, e riguardo a tutti gli ambiti, ma mai riguardo alle separazioni familiari”.Importanti per i figli. Anche per l’associazione Papà separati onlus, “in caso di separazione, nella stragrande maggioranza dei casi, è il papà che diventa il vero soggetto debole della famiglia”, costretto a dormire in alloggi di fortuna o nella propria auto. “Ci sono papà hanno spiegato all’associazione che dopo la separazione si sono visti rovinati economicamente e socialmente e, per questo, hanno scelto di non farsi più vedere dai loro figli per far sì che questi ultimi avessero di loro un buon ricordo”. All’associazione lamentano il fatto che in tanti casi “gli assistenti sociali e gli enti pubblici sono prodighi di consigli e di aiuti verso le madri e i figli ma non si occupano dei padri che, erroneamente, continuano ad essere visti come la figura forte in caso di separazione. Invece, in tanti uomini, a causa delle difficoltà materiali ed economiche, si genera frustrazione, conflitto e rabbia verso la ex moglie e questo stato d’animo si trasmette immancabilmente verso i figli”. Per questo motivo, “la legge in discussione non vuole essere contro qualcuno ma per qualcuno, ossia la famiglia”. Infatti, “pur essendo un aiuto indirizzato ai padri, va nella direzione di sostenere concretamente la famiglia nella sua interezza” perché, anche se “dopo la separazione non esiste più la coppia come tale, deve continuare ad esistere la coppia dei genitori per i figli” in quanto “tutti e due i genitori sono necessari per l’equilibrio psicofisico dei figli”.a cura di Adriano Torti(10 aprile 2008)