LIGURIA
Stanziati 5 milioni di euro a favore dei Consultori familiari
Si è svolta a metà luglio la prima Conferenza regionale dei Consultori. Tra le questioni affrontate, l’incremento del personale al fine di ridare centralità all’attività consultoriale che in Liguria è omogeneamente distribuita su tutti e diciannove i distretti socio-sanitari. L’obiettivo della prima Conferenza regionale, organizzata dopo l’approvazione in Giunta nei mesi scorsi delle linee guida sulla valorizzazione dei Consultori stessi, è quello del loro riposizionamento anche a seguito dei risultati raggiunti sul fronte della diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza passate da 3.700 nel 2005 a 3.500 nel 2007. Rispetto alla media nazionale che annovera un Consultorio ogni 28.000 abitanti, la Liguria è ai primi posti in Italia, insieme a Emilia Romagna e Toscana, in quanto a copertura territoriale, con 1 Consultorio ogni 18.000 abitanti. Ammontano, infatti, a 86 i Consultori liguri. Il 37% delle persone seguite dai Consultori ha un’età inferiore ai 12 anni e il 34% ha un’età compresa tra i 25 e i 64 anni, mentre il 54% degli utenti ha meno di 5 anni. Durante i lavori della Conferenza è stato anche comunicato che la Regione ha stanziato 5 milioni di euro, tra fondi regionali e nazionali, a favore del progetto “Liguria famiglie” per il potenziamento della rete dei Consultori familiari. Tra le finalità vi sono gli interventi per le famiglie e i giovani, in particolare per la mediazione familiare e dei conflitti, formazione alle coppie e ai genitori finalizzati ad affrontare le problematiche dei figli che crescono, azioni di prevenzione alla depressione post partum, aiuto nelle pratiche di ricongiungimento familiare, sensibilizzazione e informazione sull’affido familiare, sostegno alle donne e ai minori vittime di maltrattamenti.La funzione preventiva. “È necessario che i Consultori tornino ad avere una funzione preventiva”, commenta Anna Maria Panfili, presidente del Forum ligure delle associazioni familiari. “È necessario – spiega Panfili – che i Consultori possano collaborare, ad esempio, con le scuole raggiungendo in questo modo sia i ragazzi sia le loro famiglie”. È infatti fondamentale che proprio le famiglie siano sensibilizzate sul tema dell’educazione dei giovani altrimenti “il rischio è quello che, a forza di parlare di questioni educative, se ne facciano carico solamente le istituzioni pubbliche”. Al contrario, secondo la presidente ligure del Forum, “è di basilare importanza che la questione educativa sia condivisa tra famiglie e le istituzioni pubbliche in quanto è la famiglia, e non altri, la vera titolare dell’educazione dei figli”. “Sollecitare le famiglie al loro ruolo educativo – afferma Panfili – non è una questione per i soli credenti, in quanto non si tratta di trasmettere la fede, ma di affermare che è sconsigliabile che i giovanissimi abbiano rapporti sessuali in quanto, in caso di gravidanza, non sono ancora in grado di essere genitori, né tantomeno di educare o mantenere i figli. E questo è un dato oggettivo, un problema sociale, prima ancora che morale e ideologico”. Se i Consultori tornassero ad avere una reale funzione preventiva, aggiunge Panfili, si potrebbe cercare di realizzare appieno la prima parte della legge 194 sull’aborto perché “come ormai da più parti viene affermato, la maggior parte degli aborti ha alle spalle motivazioni di tipo sociale ed economico”. L’auspicio di Panfili è che si possa arrivare ad “un percorso di formazione comune che riesca a coinvolgere i distretti socio sanitari e i Consultori sia pubblici sia privati e, tra questi, ovviamente quelli di ispirazione cristiana”. E la prevenzione aborti? Per Eraldo Ciangherotti, vicepresidente di Federvita Liguria, “apre uno spiraglio di intenti positivi e rassicuranti” la notizia dello stanziamento, da parte della Regione, di 5 milioni di euro “dedicati a progetti distrettuali sulle problematiche legate al capitolo dei disagi materno-infantili, tra cui anche il sostegno alla donna che intenda portare avanti una gravidanza disagiata”. Ciangherotti sottolinea, però, che, a suo parere, sulla base di quanto emerso dai lavori della prima Conferenza regionale sui Consultori “la prevenzione dell’aborto come mezzo di controllo e limitazione delle nascite” pare non rientrare “nel ruolo primario del consultorio pubblico”. Secondo Ciangherotti, stando a quanto affermato dai rappresentanti regionali intervenuti all’incontro, il Consultorio dovrebbe “solo favorire la diagnosi prenatale e accompagnare la coppia verso la procreazione e la genitorialità responsabile, intercettare il disagio personale e familiare per chi fa ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg), promuovere una capillare diffusione della contraccezione”. A suo avviso, quindi, mancano i progetti di “reale tutela sociale della maternità che aiuti realmente la donna di fronte ad una gravidanza disagiata e che favorisca e promuova l’accoglienza del concepito”. Per cui, la conclusione del vicepresidente di Federvita Liguria, è che, tuttora, “di fronte ad una maternità disagiata, alla donna può sembrare drammaticamente che l’unica scelta sia abortire”.a cura di Adriano Torti(01 agosto 2008)