Sarkozy ha quindi affermato nell’emiciclo di Strasburgo di ritenere "un successo l’ampliamento dell’Ue" avvenuto nel 2004 e quelli successivi. "Ora tocca ai Balcani ha aggiunto -. Ma se prima non risolviamo la questione istituzionale non potremo allargare ancora i confini comunitari. E per far questo occorre far entrare in vigore il Trattato di Lisbona". L’oratore ha quindi specificato: "Non escludo che un giorno avremo un’Europa a più velocità", con un nucleo di paesi più integrato e una cerchia di Stati coinvolti solo parzialmente nel progetto europeo. "Ma dobbiamo anche ricordarci che in passato l’Europa ha pagato a caro prezzo le sue divisioni. Quindi dovremmo riflettere bene prima di decidere di lasciare indietro alcuni Stati o di escluderne altri". Il riferimento diretto è quindi andato alla Polonia: "Questo paese ha fatto grandi passi avanti" verso la democrazia e l’Europa "anche grazie all’opera di persone come Lech Walesa e Giovanni Paolo II. Possiamo ora far pensare che per la Polonia sia stato più facile sbarazzarsi del comunismo piuttosto che restare nell’Unione europea?". Il presidente francese è quindi tornato sulle priorità programmatiche del semestre, soffermandosi in particolare su energia e clima, immigrazione, difesa europea, politica agricola comune, cultura.