"Stupore, rabbia, profonda disapprovazione, sdegno per il disegno di legge recante misure contro la prostituzione per giunta proposto da un ministro per le Pari Opportunità". Così il Centro italiano femminile, che ritiene che "le norme in esso contenute" offendono "profondamente la dignità della persona umana e obbediscono alla logica farisaica di allontanare dalle strade lo scandalo" e "riaprire le cosiddette ‘case chiuse’ in condomini favorevoli al mercato del sesso". "Ancora una volta si legge in una nota del Cif diffusa oggi – la libertà del cittadino viene asservita alla violenza di quanti sfruttano il corpo femminile a scopo di lucro. Sono assai fragili, anzi del tutto inesistenti le motivazioni del legislatore che considera la prostituzione di strada un fenomeno di ‘maggiore allarme sociale’ – giacché da sempre manca ogni controllo dei luoghi pubblici – e nel privato si consente già ogni sorta di sfruttamento". Per il Cif nel ddl "non è dato un rilievo sufficiente alle gravi responsabilità delle organizzazioni criminali e alle reti internazionali che le sostengono, né alla condizione di schiavitù in cui le donne e i minori vengono costretti" ed è "implicita una forma di rassegnazione del Legislatore". Le donne del Cif ritengono che "le modifiche alla legge n. 75 del 29 febbraio 1978 siano da respingere così come sono state formulate".