PE: NO A RACCOLTA IMPRONTE DIGITALI ROM, SÌ A POLITICHE DI CONTROLLO E INTEGRAZIONE (2)

Il "no" alla raccolta delle impronte digitali dei rom, espresso dall’Europarlamento, è giustificato dal fatto che ciò "costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica, vietato dall’articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell’Ue di origine rom o nomadi e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure". Il voto di oggi era stato preceduto da un dibattito svoltosi lunedì in emiciclo. Prima del voto il commissario Jacques Barrot aveva informato gli eurodeputati dei contatti avuti con il governo italiano. Dal Parlamento si insiste inoltre, con uno sguardo su tutti i 27 Stati membri, che "il miglior modo per proteggere i diritti dei bambini rom sia di garantire loro parità di accesso a un’istruzione, ad alloggi e a un’assistenza sanitaria di qualità, nel quadro di politiche di inclusione e di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento". Una seconda risoluzione presentata dalla destra del Parlamento è stata poi respinta. E’ stato invece accolto un emendamento che chiede di risolvere il problema dei "campi nomadi illegali".