"I clinici che non riconoscono più lo stato vegetativo permanente ma solo persistente osserva De Nigris in una nota -, ci fanno capire d’altro canto che molto ancora è da fare nella terminologia (non esiste in letteratura il ‘coma irreversibile’), nell’applicazione delle buone pratiche, nella conoscenza, nella ricerca, per l’accompagnamento di chi vuole ancora esistere, di chi non perde la sua voglia di normalità nella vita di tutti i giorni". Per questo conclude "non ci sono diritti negati, ma ci devono essere diritti di tutti".