"Il clima al G8 non cambierà se non si muta il registro delle relazioni. Per farlo occorre un salto di qualità, per autorità morale e per modalità di dialogo diverse": è il convincimento di Riccardo Moro, osservatore internazionale. In una nota il cui testo integrale è su old.agensir.it, sezione "Attualità", Moro osserva che, pur non volendo dare "una lettura pregiudizialmente negativa, il G8 sembra fare molta fatica". Anzitutto perché George W.Bush "al suo ultimo G8 e a fine mandato, non ha più, se mai l’aveva avuta, l’autorevolezza per chiudere accordi convincendo i dubbiosi", e poi perché si stanno "creando nuovi equilibri nel mondo. Il passaggio più interessante del vertice era l’incontro con Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica, che seguiva quello con otto Paesi africani. Ma il G8 è sembrato vestire uno stile francamente paternalista". Per Moro occorre mutare "il registro delle relazioni". "Non si possono trattare i partner come dei poveri ‘Lazzari’ cui si concede il privilegio di nutrirsi delle briciole sedendosi a tavola e non più raccogliendole a terra. Difficile però che un salto di qualità possa arrivare dagli attuali componenti del gruppo. Basterà novembre?".