"Amarezza e stupore": questi i sentimenti con i quali l’associazione Scienza & Vita ha accolto la sentenza dei giudici milanesi che hanno autorizzato l’interruzione dei trattamenti di idratazione e alimentazione per Eluana Englaro. "Grande amarezza denuncia l’Associazione in una nota perché si legittima l’uccisione di un essere umano privandolo delle cose più elementari: l’alimentazione e l’idratazione. Stupore perché la società dei sani ha deciso di non prendersi cura di un essere umano in condizioni di grandissima fragilità e dipendenza, condannandolo ad una morte atroce per fame e per sete". In particolare, Scienza & Vita sottolinea "le errate motivazioni di questa decisione dei magistrati lombardi". Innanzitutto da questa sentenza osserva emerge "l’idea che una persona in stato vegetativo sia soltanto una vita biologica, dimenticando che fino a quando c’è vita biologica, quella è sempre e comunque una vita personale, espressione di una dignità che interpella in modo forte le coscienze e la responsabilità di tutti". In secondo luogo, l’associazione denuncia l’emersione di "un malinteso concetto di libertà, che si può spingere fino ad eliminare il presupposto stesso della libertà, ovvero l’altrui vita fisica". (segue)