Un quadro del genere, secondo l’economista, "deve sollecitare ad un’azione vigile, ma responsabile: quando, nella media nazionale ed in alcune grandi aeree sociali, il tenore di vita si abbassa per quantità e anche qualità, e si aggiungono a ciò gli altri problemi del Paese, si ha come risultato la paura e un sentimento oggi diffuso di incertezza per il futuro". Da dove ripartire? In primo luogo, secondo Campiglio, da "intereventi, sempre ritardati, di razionalizzazione della spesa pubblica". "E’ possibile intervenire spiega l’economista perché l’emergenza è anche un fattore di cambiamento, un momento di opportunità in cui sbloccare situazioni ormai cristallizzate da decenni, e farle ripartire finalmente in termini di normalità e ragionevolezza". Siamo, infatti, di fronte ad una "situazione paradossale, per cui da un lato c’è una diminuzione obiettiva del tenore di vita, dall’altro si parla di inefficienza, e dunque di sprechi". "Non sprecare dovrebbe essere un dovere morale", afferma Campiglio citando il caso "emblematico" dei rifiuti: "Basterebbe non sprecare, per aumentare le risorse a disposizione di chi deve tirare la cinghia". "Si può intervenire con rapidità conclude l’esperto – anche in una fase economicamente difficile, in attesa di tempi migliori; altrimenti si innescano spirali negative".