LIGURIA

Una sfida non semplice

La legge sul “piano casa” in un territorio compromesso

La versione definitiva della legge sul Piano casa è stata approvata dal Consiglio regionale il 28 ottobre e presenta poche modifiche al testo proposto in primavera dalla Giunta. Tra i provvedimenti, in particolare, la facoltà riservata a Comuni ed Enti-parco di individuare, entro sessanta giorni, ulteriori zone di esclusione per l’applicazione della legge. Il testo approvato prevede la possibilità di ampliamento degli edifici esistenti al 30 giugno 2009 aventi totale o prevalente destinazione residenziale e costituiti da fabbricati mono o plurifamiliari purché in ogni caso non eccedenti la volumetria massima di 1000 metri cubi. Gli interventi di ampliamento devono risultare finalizzati al miglioramento della funzionalità, della qualità architettonica, statica o energetica. La disciplina si applica anche agli edifici destinati ad uso socio-assistenziale e socio-educativo in quanto configurabili sotto il profilo urbanistico quali residenze di tipo specialistico. Il provvedimento ha natura straordinaria e validità temporalmente circoscritta. Sono esclusi gli edifici in aree soggette a regime di inedificabilità assoluta; le aree demaniali marittime date in concessione per finalità turistico-ricreativa; gli immobili gravati da vincolo storico-artistico; dei centri storici, fatta salva la facoltà dei Comuni di individuare porzioni dei medesimi in cui rendere applicabile, con atto di esclusiva approvazione comunale, la disciplina di ampliamento. Nei Comuni costieri non saranno possibili ampliamenti nella fascia di profondità di 300 metri in linea d’aria dalla battigia.Quali ricadute? Una soluzione “salomonica” per la quale bisognerà verificare l’effettiva ricaduta sull’economia regionale. È il commento di Giorgio Corio, geometra e consulente del Tribunale di Genova, che afferma: “La Regione Liguria ritiene di aver bilanciato in maniera salomonica le esigenze delle imprese e quelle delle famiglie” ma “considerando che in tutta la Liguria le abitazioni mono e bifamiliari – alle quali si applica il Piano – sono circa 200 mila, si attende ora di verificare se sarà confermata la scarsa appetibilità del Piano sino ad ora riscontrata in molte altre Regioni, dove in alcuni Comuni non sono addirittura pervenute domande”. Non avendo apportato modifiche sostanziali alla versione presentata lo scorso luglio, afferma ancora Corio, “la Regione ha optato per una legge maggiormente improntata al rispetto e alla tutela del territorio e ai fabbisogni delle famiglie, piuttosto che ad un provvedimento che si pensava inizialmente fosse più mirato a rilanciare l’attività edilizia e quella professionale ad essa correlata”.Un compromesso. Apprezzamento al testo viene espresso da Roberto Pani, avvocato e segretario di presidenza delle Acli della Provincia di Genova. La legge – dice – appare come “un meditato e pregevole compromesso capace comunque di equilibrare contrapposte esigenze”. Da un lato, prosegue Pani, la Regione Liguria si è attivata per “rilanciare il settore dell’edilizia, quale volano per una duratura ripresa economica” ma, nello stesso tempo, ha cercato di “evitare una cementificazione selvaggia e di riqualificare gli immobili ad uso abitativo senza incidere sugli assetti urbanistici” e questa “non era una sfida semplice”. Secondo Pani, “il legislatore regionale si è posto il problema di rispettare un territorio eccessivamente cementificato e ha prodotto un testo in questo senso coerente”, in particolare “tenendo conto della peculiarità del territorio ligure, ove la maggior parte degli edifici si concentra sulla costa e l’equilibrio con il paesaggio è molto delicato”. A suo avviso, infine, appare “equo aver esteso il provvedimento agli immobili a destinazione socio-assistenziale e socio-educativa e non a tipologie produttive”.Una bocciatura. Contrarietà al Piano casa viene invece espressa da Stefano Salvetti, segretario generale regionale del Sicet-Cisl, che sostiene: “Siamo sempre stati contrari al piano edilizio nazionale che ha molti aspetti propagandistici, poca sostanza e si cala in un momento di difficoltà per le famiglie che in questo momento magari non hanno neppure il reddito necessario per fare gli ampliamenti che la legge prevede”. Inoltre, prosegue, “il territorio ligure, specialmente sulla costa, è stato già colpito così tanto nel passato che ormai ogni anno siamo costretti a constatare i danni del dissesto idrogeologico”, in particolare lungo la costa che, “per il suo assetto morfologico ed idrogeologico, è già abbastanza compromesso”. Per Salvetti, infine, “sarebbe stato auspicabile che la legge avesse previsto incentivi ai Comuni che avessero deciso di incrementare l’edilizia pubblica finanziando case a canone sociale”. Tali interventi, conclude, sarebbero necessari per venire incontro alle “esigenze delle famiglie con redditi bassi, ai lavoratori precari e colpiti dalla disoccupazione” che hanno visto crescere le proprie difficoltà economiche.a cura di Adriano Torti(25 novembre 2009)