LIGURIA
Un ordine del giorno del Consiglio regionale sul lavoro femminile
Approvato a metà gennaio all’unanimità dal Consiglio regionale ligure un ordine del giorno che impegna il presidente e la giunta “a sostenere presso il governo e il Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare recante oggetto ‘Tempo di essere madri'”. La proposta di legge riguarda misure per agevolare i genitori che lavorano e, in particolare, prevede per le donne con figli fino all’età di 6 anni di poter usufruire di una riduzione dell’orario lavorativo da 8 a 6 ore con l’85% degli oneri retributivi a carico del datore di lavoro e il restante 15% a carico dello Stato. Dopo il sesto anno di vita del bambino, la madre potrà scegliere di continuare a lavorare sei ore al giorno rinunciando, però, al contributo statale del 15%. Per le società con numero di dipendenti inferiori a 15, la parte datoriale beneficia di uno sgravio contributivo del 50% sui contratti a tempo indeterminato e determinato. Resta salva la possibilità per una donna di tornare al “full time” qualora lo desiderasse. Il beneficio può essere esteso anche al padre ma non può riguardare ambedue i genitori.Più concretezza. “Lo spirito della decisione del consiglio regionale – afferma la presidente del Forum ligure delle famiglie, Anna Maria Panfili – è certamente condivisibile e in linea con le richieste che il Forum avanza da anni volte affinché siano favorite tutte le iniziative utili a conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia, tuttavia l’impegno più consistente deve essere assunto dalla parte pubblica, e non dai datori di lavoro, perché la tutela della famiglia risponde ad un’esigenza di carattere generale e porta beneficio a tutta la società”. “In attesa dei provvedimenti statali – prosegue Panfili- anche la Regione può fare molto all’interno delle sue competenze, destinate a crescere con il federalismo fiscale, come ad esempio valorizzare i carichi familiari ai fini del calcolo del reddito per l’imposizione fiscale o per l’accesso ai servizi e alle agevolazioni”. Perplessità vengono espresse da Guido Garri, presidente della Federazione operaia cattolica ligure, per il quale “questa proposta esclude dai benefici previsti i dipendenti delle piccole aziende, che costituiscono la gran parte del tessuto produttivo del nostro Paese, ignora i lavoratori autonomi e i liberi professionisti”. In breve, spiega Garri, “è una proposta che esclude dai suoi benefici la maggior parte dei genitori italiani”. Inoltre, la proposta “dispone la maggior parte dei costi, l’85% della tutela, a carico dei privati”, mentre “sembra corretto ritenere che la giustizia sociale debba essere alimentata primariamente dalla fiscalità generale”. Per Garri, “nel nostro Paese c’è sicuramente un deficit nella tutela della maternità e della famiglia, ma questo deficit va colmato con provvedimenti seri, responsabili e fruibili da tutti i genitori indipendentemente dalla tipologia di lavoro che svolgono”.Conciliare famiglia e lavoro. Sostanzialmente positivo, invece, il giudizio di Giovanni Sollenni, presidente del Movimento cristiano lavoratori della provincia di Genova, per il quale “conciliare famiglia e lavoro è una necessità primaria della nostra società, senza la quale non si può avere vero sviluppo”. “Ci auguriamo che venga sostenuta in Parlamento con uguale impegno unanime – aggiunge – prevedendo magari un maggiore sostegno alle imprese che può avere risvolti positivi in termini di occupazione”. Per Sollenni, “la stabilità della famiglia, del lavoro e l’educazione dei figli sono pilastri irrinunciabili su cui deve poggiare ogni iniziativa sociale e politica, su cui bisogna costruire il nostro futuro”. Purtroppo, evidenzia, “in troppe occasioni abbiamo visto prevalere ideologie e interessi di altra natura”.Incentivare la partecipazione sociale. Per Marcella Di Pietro, presidente del Cif di Recco e segretaria del Cif Regione Liguria, la proposta di legge si configura come un’iniziativa “in continuità con l’attenzione che questa amministrazione regionale ha dato alla famiglia e alle politiche familiari”. Per il Cif, aggiunge, “la riorganizzazione dei tempi destinati al lavoro, alla cura e alla formazione personale, alla vita di relazione, alla crescita culturale, alla partecipazione ecclesiale e allo svago per un maggior autogoverno del tempo di vita personale e sociale, è sempre stato un tema dibattuto e all’ordine del giorno”. Per questo, continua, “mi piace pensare che una proposta di tale portata e importanza, sia nelle premesse sia nelle conseguenze, possa almeno far riflettere sul valore del tempo e del suo utilizzo per fini di solidarietà sociale e non solo per migliorare la qualità di vita delle famiglie, anche attraverso una diversa organizzazione dell’orario di lavoro e nella divisione delle responsabilità familiari e professionali tra padre e madre”. La Liguria, conclude, “ha bisogno non solo di rispondere ai bisogni, spesso assistenziali, della famiglia, ma di reinvestire su una sua piena partecipazione alla vita sociale in toto”.a cura di Adriano Torti(27 gennaio 2010)