Ripartire dalle aperture giovanili "per trasformare la pastorale giovanile in pastorale dei giovani" che deve essere "pastorale della comunità. Le avventure solitarie ha avvertito mons. Superbo – rischiano di portarci indietro". Serve quindi "ristabilire antiche alleanze e costruirne delle nuove per il futuro dei giovani. La famiglia sarà la nostra prima alleata, per i giovani essa rimane l’unico luogo che dona sicurezza. Poi occorre un patto tra generazioni con educatori, professori, animatori per far crescere personalità serene". I luoghi della vita sono anche quelli della missione: "scuola, università, mondo del lavoro, impegno sociale e politico". "La presenza della Chiesa nella scuola si realizza mediante insegnanti di ispirazione cristiana. Quale soggetto sociale nel proprio territorio la Chiesa deve promuovere luoghi dove i giovani sono guidati a riflettere per passare, specie al Sud, dall’assistenzialismo sistematico alla ricerca di nuove forme di rilancio economico. I giovani saranno orientati a conoscere la società politica e civile ed esprimere giudizi cristiani sulla realtà sociale". "Quando si passa dalla ricchezza alla povertà anche numerica ha concluso mons. Superbo è facile cadere nella tentazione di cercare la sicurezza nel piccolo gruppo. E’ allora che bisogna potenziare la capacità di accoglienza e di vicinanza".