La parte conclusiva della prolusione del card. Angelo Bagnasco è stata dedicata ai temi dell’immigrazione e della sicurezza. Sulla prima ha affermato che "per ciascuno di coloro che tentano di entrare nel nostro Paese bisogna trovare un continuo equilibrio tra esigenze e attese, tenendo alto il rispetto dei diritti delle persone". Circa i centri di accoglienza ha invitato a non trasformarli in "enclave" che "se in un primo momento potrebbero apparire una soluzione emergenziale, diventano presto dei ghetti non tollerabili". Ha anche chiesto "un patto di cittadinanza" per coloro che intendono stabilirsi in Italia, richiamando l’impegno della Chiesa nell’accoglienza tramite la Fondazione Migrante, la Caritas e il volontariato. Circa la "sicurezza", ha notato che si tratta di "un’esigenza incoercibile di persone e famiglie a cui sarà bene che i pubblici poteri sappiano, ai vari livelli, dare risposte calibrate ed efficaci". Ha poi concluso la prolusione richiamando l’immagine del "sagrato come figura simbolica della Chiesa vicina e incarnata tra la gente in tutte le sue forme", "luogo dell’accoglienza e dell’incontro ha detto considerando "i tanti dolori nascosti" tra i quali ha citato le 23 mila persone scomparse. Un cenno finale è stato dedicato alle zone segnate dai fenomeni mafiosi o da "gravi disagi e dall’abbandono". ” ” ” “