LIGURIA

Patti più chiari

Nuove linee guida per il terzo settore

A metà luglio la Giunta regionale ha licenziato una serie di delibere che vanno a delineare nuove linee guide per il Terzo settore, definendo e regolamentando tutte le possibili tipologie di rapporto con gli enti. Non sarà più soltanto l’appalto la prassi privilegiata per l’affidamento dei servizi sociali, ma sono state riproposte anche formule come quelle della società mista, concessioni, patti di sussidiarietà e accreditamento. In quest’ottica anche i patti di sussidiarietà potranno tornare utili, soprattutto per regolare il servizio dei custodi sociali legato agli anziani, una sorta di “assistenza domiciliare leggera” che sappia integrare anche il lavoro dei volontari. Il testo è il risultato di un percorso lungo e concertato, frutto di parecchi mesi di lavoro e l’obiettivo è di semplificare e innovare le formule di affidamento e di migliorare il controllo.Valorizzare il ruolo del Terzo settore. Per Andrea Rivano dell’Anspi di Genova, segretario del Forum ligure del Terzo settore, “la Delibera regionale dà un’impostazione efficace all’affermazione del valore pubblico dell’attività dei soggetti di Terzo settore, pur muovendosi in un quadro di rispetto delle competenze degli enti locali e delle loro autonomie amministrative e funzionali” e “rende possibile e praticabile una relazione di carattere ‘paritario’ tra il settore pubblico ed il settore privato-sociale e valorizza le reti locali ‘miste’ nell’ambito delle attività di pianificazione, di programmazione e di co-progettazione”. Per questo, ha aggiunto, “starà alla capacità di ogni tavolo concertativo locale utilizzare, politicamente e amministrativamente, quanto previsto dalle linee di indirizzo, definendo una rappresentanza nel e del Terzo settore, cui arrivare con un percorso di evidenza pubblica, essendo soggetti di rappresentanza d’interessi generali e non meramente privatistici: questo è il ruolo di rappresentanza generale, di cittadinanza attiva, di costruzione ed evoluzione delle reti di responsabilità solidale proprio delle realtà di Terzo settore”. La Delibera, ha spiegato ancora Rivano, “va letta insieme a tutto il quadro normativo di riferimento regionale in particolare la legge regionale 12/2006 ‘Promozione del sistema integrato di servizi sociali e sociosanitari’, in applicazione della legge 328/2000 ‘Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali'” e “va intesa anche come atto propedeutico a successivi atti di revisione normativa, che conseguiranno sulle materie specifiche della cooperazione sociale, della promozione sociale e del volontariato”. Infine, ha sottolineato, “particolare rilevanza è stata data, in tema di funzione pubblica e di esercizio associato dei servizi, alle nuove potenzialità che possono aprirsi per le cooperative sociali e per altri soggetti non profit, andando a superare la modalità quasi esclusiva dell’appalto, pur anche attraverso l’offerta economicamente più vantaggiosa, per l’affidamento dei servizi”. In questo modo “si potranno sperimentare altre forme di partecipazione alla funzione pubblica nella gestione dei servizi”.Non dimenticare il volontariato puro. Positività ma anche perplessità sono state espresse, invece, da Filippo Guiglia, responsabile regionale di Agesci Liguria e membro di coordinamento del Forum ligure del Terzo settore. “Ritengo positivo il percorso condiviso fatto dalla Regione – ha affermato Guiglia -, tuttavia, ho notato come il documento non affronti il tema di quelle realtà che operano nel sociale in assenza di convenzioni o simili”. Si tratta, ha spiegato, di “tutta la galassia del volontariato ‘puro’ che, a mio avviso, incide notevolmente nel sistema di welfare locale” e che ogni giorno vede impegnate “migliaia di persone che, senza nemmeno un rimborso spese, provvedono ogni giorno a necessità piccole e grandi di tanti soggetti in ogni campo del privato sociale”. Per questo, “credo che l’attività di tante organizzazioni andrebbe maggiormente valorizzata sia in termini ‘culturali’ che di facilitazioni economiche”. “Inoltre – ha aggiunto il responsabile dell’Agesci – mi sembra che il documento non affronti due legislazioni specifiche che non operano con il meccanismo di convenzioni, ma che intervengono a sostegno di attività sociali ritenute meritevoli. Mi riferisco alla legge sugli oratori e a quella sui soggiorni socio educativi”. Si tratta di due importanti settori nei quali, “grazie agli investimenti degli ultimi anni, decine di migliaia di minori hanno potuto beneficiare di servizi educativi”. Purtroppo, ha concluso, “nella scarsità di risorse, i capitoli di spesa di entrambe le leggi sono stati azzerati ma io credo che, anche in questo settore, occorra una maggiore attenzione da parte della Regione”.a cura di Adriano Torti(07 settembre 2011)