"Alla luce del caso Cogne aggiunge Milone – occorre limitare quel carico di piombo che è deposto sulle ali del giornalismo odierno. Ciò attiene alla responsabilità individuale dei giornalisti e accresce le responsabilità dei direttori di testate rispetto alle linee da adottare". La televisione oggi, per il presidente dell’Ucsi, è anche "lo specchio di una società sempre più consumistica, del prodotto usa e getta e dell’antenna satellitare, dove si registra una caduta di valori forti, come la famiglia tradizionale, il ruolo della donna, il rispetto di minori, anziani, soggetti più deboli". Insomma, "ad una società liquida corrisponde un’informazione leggera, pericolosamente spettacolarizzante, che non fa analisi critica e articolate verifiche, ma dà risposte più che altro pruriginose". Ad avviso di Milone, "la responsabilità maggiore ovviamente è del servizio pubblico, che è strumento sempre finalizzato al bene comune. Come giornalisti, abbiamo il diritto-dovere di dare notizie, dopo attente verifiche, nel pluralismo informativo, ma dobbiamo sentire la responsabilità che dietro ogni notizia c’è una persona, una famiglia, un contesto, una storia di un paese".