LIGURIA

La Banca regionale della Terra

La legge vuole favorire il recupero produttivo delle aree agricole abbandonate dai proprietari o sottoutilizzate

È stato approvato dalla Giunta il ddl sull’istituzione della Banca regionale della Terra. L’intento è di favorire il recupero produttivo delle aree agricole abbandonate o sottoutilizzate puntando anche all’aumento della superficie media aziendale, alla costituzione di unità produttive più ampie ed efficienti e a offrire nuove opportunità occupazionali. Il testo vuole sensibilizzare i possessori di terreni ad avere un comportamento meno negligente verso il proprio territorio e richiama le amministrazioni locali alle responsabilità nella salvaguardia delle aree e nella prevenzione dei fattori di rischio. La legge prevede che le terre di cui i proprietari non possono o non riescono a prendersi cura siano trasferite a un Fondo denominato Banca regionale della Terra che avrà una dotazione finanziaria iniziale di 1,3 milioni di euro.Superare gli individualismi. “È una legge di cui si parla già dall’agosto dell’anno scorso”, afferma Paolo Carrozzino, segretario regionale Fai-Cisl Liguria, auspicando che “si passi presto dalle parole alla pratica”. “Si tratta – aggiunge – di un’idea importante per la nostra Regione che ha oltre il 70% di territorio boschivo nel quale, accanto a importanti proprietà demaniali, sussistono piccole proprietà che rendono difficile una progettazione e una programmazione che possa essere intesa come remunerativa”. L’importante è “lavorare per superare gli individualismi e creare aggregazioni di terreno che possano essere utilizzati in maniera remunerativa”. Infatti, “attualmente sussistono vincoli enormi, ci sono tempi lunghissimi e demotivanti per richiedere le autorizzazioni”. Purtroppo, “l’abbandono del territorio fa sì che la natura vada avanti per la sua strada”, mentre “bisogna convivere con la natura; i vincoli che ci sono creano queste conseguenze”. Perciò “servono norme adeguate al territorio”. Infatti, “se l’uomo non vive il territorio, la natura si riprende il territorio compresi, ad esempio, i canali e i muri a secco che avevano fatto i nostri vecchi. Le bombe d’acqua, che tanta distruzione hanno portato ancora recentemente in Liguria, sono semplicemente dighe formatesi da materiale di risulta che prima o poi si rompono causando i danni e le devastazioni a cui tutti abbiamo assistito”.Per lo sviluppo rurale. “La Liguria sta lavorando a una serie di norme per porre un rimedio all’abbandono del territorio”. Lo afferma Andrea Sampietro, direttore di Confagricoltura Liguria, ricordando che il testo del disegno di legge “ha avuto una genesi articolata”. “Il testo originario mostrava diverse difficoltà: un impianto troppo sanzionatorio e poco incentivante per i proprietari dei terreni soggetti al recupero e al riordino”, spiega. In corso d’opera, tuttavia, “è stata trovata la quadratura del cerchio” per cui “la legge prevede un impianto meno penalizzante e un sistema di sgravi che premiano i proprietari di terreni con l’obiettivo di salvaguardare e migliorare il territorio. Positiva la differenziazione tra terreni”. Sampietro ricorda infatti come alcuni terreni “costituiscano un rischio dal punto di vista idrogeologico e ambientale più di altri”. Secondo il direttore di Confagricoltura, la legge sulla Banca della Terra dovrà inoltre “andare di pari passo a una nuova legge urbanistica che preveda facilitazioni a quanti sono impegnati in agricoltura per ampliare manufatti a uso produttivo o per ampliare strade poderali, fermo restando il rispetto dei vincoli e la salvaguardia del territorio”. In altre parole, “serve una gestione complessiva del territorio anche attraverso incentivi specifici al settore dallo sviluppo rurale”.Salvaguardare occupazione e territorio. La Banca della Terra “è senza dubbio positiva e interessante”. Da un lato, serve “a favorire il recupero produttivo delle aree abbandonate”; dall’altro, ha l’obiettivo di “sensibilizzare cittadini e amministrazioni locali a un comportamento più diligente verso il territorio”. Così Giancarlo Cova, presidente Ugc-Cisl della Liguria, che sottolinea “l’esigenza di recuperare i terreni abbandonati per destinarli a usi agro-forestali sufficientemente remunerativi e tali da giustificare gli sforzi richiesti”. In particolare, nota, “la norma è volta a promuovere processi di ricomposizione fondiaria che, aumentando la superficie media aziendale, possano creare i presupposti per l’esercizio di imprese agro-forestali competitive” perché “il territorio rurale deve essere rivalutato come risorsa produttiva per creare nuove opportunità lavorative per i giovani e per i disoccupati”. Infatti, “la sensibile diminuzione del numero delle aziende agricole ha comportato il progressivo abbandono del territorio rurale, specialmente montano, con il risultato di sovraffollare la zona costiera, e, fatto gravissimo, ha fatto mancare il presidio sul territorio con i conseguenti rischi sotto il profilo della stabilità degli assetti idrogeologici e rischi di incendi”.a cura di Adriano Torti(28 marzo 2013)