I cattolici del Sichuan, la provincia della Cina centro meridionale colpita ieri da un terribile terremoto che ha provocato decine di migliaia di vittime, stanno cercando di fare la conta delle vittime e dei danni alle loro comunità, mentre le Chiese di altre regioni della Cina lanciano appelli per la preghiera e per l’invio dei primi aiuti. Le notizie arrivano con difficoltà a causa dell’interruzione delle linee telefoniche e delle strade rotte, ma i preti del Sichuan riferiscono all’agenzia cattolica Ucanews che almeno una chiesa è stata completamente distrutta e una dozzina sono danneggiate. Padre Simon Li Zhigang, amministratore della diocesi di Chengdu (capoluogo della provincia del Sichuan), ha detto di non essere riuscito ancora a raggiungere telefonicamente i confratelli che vivono a Wenchuan (epicentro del terremoto, di 7,8 gradi della scala Richter) e Beichuan, e che sono alla guida di comunità con centinaia di cattolici. Padre Simon sa che un laico cattolico che lavorava nella chiesa della contea di Mianzhu è rimasto ucciso sotto le macerie e altri due sono rimasti seriamente feriti. Perfino a 240 km dall’epicentro si è sentita la scossa, come racconta suor Wang Yan, della diocesi di Nanchong: "Ho pensato che fosse la fine del mondo". Anche laggiù decine di cattolici hanno trascorso la notte all’addiaccio, all’esterno della chiesa. (segue)