LOMBARDIA

Non solo per i giovani

La legge sul servizio civile volontario è anche per gli anziani

Con legge regionale 2 del 3 gennaio 2006, la Regione Lombardia si è dotata di una normativa sul “Servizio civile”, con l’obiettivo di diffondere “nel contesto della società lombarda”, “l’esperienza del servizio civile come momento di educazione alla cittadinanza attiva, alla solidarietà e al volontariato”.Una particolarità della legge regionale è all’articolo 8: “La Regione predispone le attività necessarie alla realizzazione di progetti sperimentali di servizio civile lombardo, autonomamente finanziati, rivolti a soggetti anche diversi da quelli indicati dalla legge 64/2001 (quella che istituisce il servizio civile nazionale, ndr)”.Il sistema lombardo, inoltre, prevede una rete di cooperazione sul territorio tra Province, Comuni e altri enti pubblici e istituzioni, terzo settore, mondo del lavoro e della formazione. Al riguardo, viene istituito l’Albo regionale degli enti di servizio civile.Soddisfazione e dubbi. “È importante che la Lombardia sia una delle prime Regioni italiane ad aver legiferato in materia di servizio civile volontario regionale, ma non posso nascondere alcune perplessità”. Ad affermarlo è Ivan Nissoli, responsabile dell’area giovani-Servizio civile della Caritas ambrosiana.Da un lato, quindi, c’è “soddisfazione perché la legge nasce su sollecitazione degli enti. In particolare – ricorda Nissoli – nel 1999 è nata la Conferenza lombarda enti servizi civile (Colomba), di cui sono presidente. L’associazione, pur essendo sorta quando era ancora vigente il sistema di obiezione di coscienza, tra i suoi obiettivi ha sempre avuto quello di far sviluppare attenzione verso il servizio civile in Lombardia. Paradossalmente, la Regione Lombardia non si è mai interessata ad esso, benché il 20% degli obiettori di coscienza a livello nazionale venisse dalla nostra Regione”. Da questo punto di vista, la legge regionale è un successo, ma non manca il “lato oscuro”. Regioni e servizio civile. “La legge 64 del 2001 – spiega Nissoli – ha delegato una serie di funzioni alle Regioni. Prima della Lombardia hanno approvato una disciplina specifica in materia l’Emilia Romagna, la Provincia autonoma di Bolzano, le Marche, il Veneto”.Con la riforma del titolo V della Costituzione, essendosi creati dei problemi in riferimento alle competenze tra Stato e Regioni è intervenuta, con due sentenze del 2004, la Corte costituzionale che ha appianato le controversie indicando nello “spirito di collaborazione” l’elemento essenziale per un’efficace riuscita del servizio civile. “Le sentenze della Corte – sottolinea Nissoli – hanno aperto la possibilità di legiferare alle Regioni, creando due binari: un servizio civile nazionale ed uno regionale”.E qui nascono le perplessità: “La legge della Lombardia sul tema – chiarisce il responsabile Area giovani – da un lato gestisce le deleghe previste da quella nazionale; dall’altro, con l’articolo 8, istituzionalizza progetti sperimentali che prevedono il coinvolgimento di soggetti non solo del mondo giovanile, come anziani o altre categorie”.”Assolutamente non vogliamo negare a persone più avanti negli anni la possibilità di impegnarsi nel volontariato sociale, ma crediamo – afferma Nissoli – che sia importante non far venir meno la peculiarità del servizio civile che è legato ai giovani”. Momento di passaggio. Per il responsabile del settore nella Caritas ambrosiana, “il servizio civile ha un senso quando rappresenta un momento di passaggio dall’età giovanile a quella adulta. In una società come la nostra, dove sono venuti meno i riti di passaggio, il servizio civile diventa un’esperienza importante per la crescita individuale e anche propedeutica al lavoro o di orientamento dopo le scuole superiori”.Insomma, per Nissoli, “se il servizio civile ha una valenza di carattere formativo-educativo, diventa difficile coniugare questa dimensione con i pensionati. “Indubbiamente – aggiunge – è interessante l’apertura ad altre categorie. In Emilia Romagna, ad esempio, sono impegnati 30 giovani immigrati: ciò significa dare un contributo non indifferente all’integrazione sociale e alla maturazione di una consapevolezza di cittadinanza”. Risorse e sfida culturale. “Se aumentano i destinatari del servizio civile, diminuiscono le risorse – osserva Nissoli -. Per il triennio 2006-2008 sono stati stanziati 4.500.000 euro: non è poco, ma non è neanche una cifra rilevante. Considerando i costi medi di un volontario, la Regione non potrà avere più di 200/250 volontari all’anno, un numero un po’ basso rispetto al passato: in Lombardia, quando c’erano gli obiettori di coscienza arrivavamo a quota 15.000. Considerando anche i lombardi impegnati nel servizio civile nazionale volontario, che sono circa 1800, non supereremo le 2000 unità”.La sfida attuale, conclude Nissoli, “è far crescere la cultura del servizio civile perché in questo modo potremo anche chiedere maggiori investimenti alla Regione. Anche gli enti sono chiamati a mettere in campo progetti capaci di attirare i giovani, che, a loro volta, devono investire in essi un anno di vita”.(20 gennaio 2006)