Secondo la diocesi, il caso specifico in discussione a Padova "non rimane nell’ambito strettamente religioso" ma è anche "di natura culturale e sociale" perché "riguarda la convivenza tra realtà diverse presenti nella stessa città". La diocesi auspica pertanto che "i responsabili di queste decisioni" agiscano "con prudenza" e siano guidati dalla volontà di "favorire un clima di concordia e di pace". Per questo motivo, secondo la Chiesa di Padova, "non è fuori luogo né lesivo della libertà religiosa, che le autorità competenti chiedano – e rendano note alla città – garanzie sulla rappresentatività, le attività, i finanziamenti e i soggetti responsabili di questi nuovi centri di aggregazione e di preghiera. Il tutto nel rispetto del principio della legalità e delle esigenze di ordine pubblico". "Come Chiesa si legge ancora nel documento sollecitiamo l’attenzione sul principio di una fattiva reciprocità: il diritto-dovere al rispetto della libertà religiosa riguarda tutti e quindi deve essere riconosciuto e rispettato anche dai musulmani nei confronti, per esempio, di chi sceglie di diventare cristiano". Dai credenti musulmani, la diocesi di attende pertanto "un’assunzione di responsabilità", "convinti che un vero inserimento si attui grazie all’acquisizione convinta dei doveri civili e a relazioni ispirate al reale desiderio di una società comune".