LOMBARDIA

Palese incostituzionalitá

Famiglia e territorio: prima ancora che morale, i pacs rappresentano un problema di natura giuridica

Rispetto della Costituzione. “Una legge che prevedesse il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto sarebbe palesemente incostituzionale. La nostra Carta, infatti, è molto chiara nell’affermare che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio”. Prima ancora di aprire questioni di carattere morale, i pacs rappresentano un problema di natura squisitamente giuridica, come spiegato dal vice-presidente dell’Unione dei giuristi cattolici di Milano, Luigi Filippo Colombo, che sottolinea le profonde differenze tra l’istituzione familiare e gli altri tipi di unione, che a questa verrebbero equiparati, senza però prevedere i medesimi doveri.”Per il bene della società – riprende Colombo – è opportuno che lo Stato tuteli le scelte più stabili e feconde, in grado di consentire alla società stessa di rigenerarsi. Le unioni di fatto non garantiscono tutto ciò. Quelle eterosessuali perché non producono stabilità; quelle omosessuali perché non sono in grado di generare”. Il giurista si sofferma poi su alcune considerazioni di carattere sociologico, che cercano di andare alla radice della richiesta di istituire i registri delle unioni civili.”Se la necessità è quella di garantire la pensione o l’assistenza sanitaria al partner – prosegue Colombo – significa che tra queste persone si è instaurato un solido patto di collaborazione e dedizione reciproca; non si capisce, allora, perché questo legame così forte non possa tradursi in una scelta stabile, come è appunto quella del matrimonio”.Politiche per la famiglia. Sulle implicazioni di natura pastorale sottese al dibattito sui pacs, interviene don Silvano Caccia, sacerdote incaricato per la Consulta regionale lombarda per la Famiglia e responsabile del Servizio per la famiglia della diocesi di Milano, che ricorda le parole del card. Tettamanzi, pronunciate nel convegno delle diocesi lombarde, davanti a oltre seicento operatori impegnati nella preparazione dei fidanzati al matrimonio.”Ancora oggi, anzi oggi più di ieri – aveva detto l’arcivescovo di Milano lo scorso settembre – sono del tutto necessari e urgenti segni puntuali e concreti di vera attenzione e di effettivo sostegno al formarsi di nuove famiglie fondate sul matrimonio. I problemi della casa e delle esigenze abitative, del lavoro e della necessaria stabilità, dei servizi sociali e di un doveroso sviluppo di politiche familiari organiche e moderne, sono istanze fondamentali che non possono essere disattese da quanti hanno la responsabilità istituzionale di guidare la società guardando al futuro del nostro Paese.Prioritario comunque deve essere l’impegno sociale e politico di assicurare il superamento degli ostacoli che non consentono ai giovani di arrivare con la dovuta determinazione al matrimonio”. E così proseguiva il cardinale: “Il desiderio di una famiglia fondata sul matrimonio non è un affare privato che può essere lasciato al rischio e all’esito delle storie personali.È un bene assai prezioso, che ritorna a vantaggio dei singoli e dell’intera società e che domanda a tutti di essere stimato, sostenuto, rafforzato e portato a compimento, attribuendo ad esso una posizione di favore (favor familiae), che obiettivamente si qualifica come esigenza di vera e propria giustizia e non invece di discriminazione rispetto ad altri tipi di unione. Il dibattito attuale circa le ipotesi e le proposte di riconoscimento giuridico pubblico delle unioni di fatto, oltre il fatto sostanziale di un’inaccettabile equiparazione o assimilazione al matrimonio, si presenta perciò assai pericoloso”.Le richieste dei giovani. Alla luce di queste considerazioni, così conclude don Caccia: “L’istanza che i giovani rivolgono alla politica è quella di sostenere la loro decisione a formarsi una famiglia, basandola sul matrimonio. In questo modo non si sminuirebbe l’importanza dell’istituzione matrimoniale e la società potrebbe contare su questa comunità originaria per realizzare al suo interno relazioni basate su un mutuo patto di fiducia e intesa reciproca, e aperte alla vita”.————————————————————————————–SchedaIn Lombardia i primi registri delle unioni civili non fondate sul matrimonio risalgono alla seconda metà degli anni ’90. Il primo Comune ad istituirne uno è stato Desio (Milano) il 16 dicembre del 1998, seguito da Gallarate (Varese), da Inzago (Milano) il 28 giugno del 1999, da Sesto San Giovanni (Milano) il 30 novembre 1999 e da Trezzo sull’Adda (Milano) nel giugno del 2001. L’esempio più recente è quello di Isola Dovarese (Cremona), dove il 29 novembre 2005, il Consiglio comunale ha approvato la delibera che istituisce il registro amministrativo delle unioni civili.(10 marzo 2006)