” ” ” “Gli animatori della comunicazione e della cultura, sottolinea don Pompili, "devono saper unire competenze culturali e spirituali, poiché il loro impegno richiede uno sguardo e una percezione profonda del significato della realtà nella quale vivono". Tra le "linee d’impegno" che il direttore dell’Ufficio Cei suggerisce, una "nuova soggettività degli uffici diocesani per le comunicazioni sociali", affinché siano "capaci di integrare le diverse realtà che operano a livello diocesano". In secondo luogo, favorire "iniziative stabili, e non episodiche, che non abbiano il respiro breve di una stagione, ma si strutturino per dare frutti stabili e fecondi". Infine, l’integrazione tra comunicazioni sociali e altri ambiti della pastorale diocesana. "Occorre conclude con Pompili che le comunicazioni sociali entrino a pieno titolo nel cammino pastorale diocesano, permettendo a tutto l’agire pastorale di procedere in maniera fluida, rendendosi comprensibile anche a quelli che sono più lontani dalla Chiesa".” “