LOMBARDIA
Entro sei mesi la prima struttura italiana per detenute madri
Sorgerà in Lombardia la prima struttura italiana per l’accoglienza delle detenute madri con figli fino a tre anni. Sulla base di un protocollo siglato, lo scorso 22 marzo, dai ministri Roberto Castelli (Giustizia) e Letizia Moratti (Istruzione), con i presidenti della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e della Provincia di Milano, Filippo Penati e il sindaco del capoluogo lombardo, Gabriele Albertini, entro sei mesi, in uno stabile messo a disposizione dalla Provincia, vedrà la luce il progetto “Sezione a custodia cautelare attenuata”.L’iniziativa prevede la messa a punto di locali in grado di ospitare 24 persone, tra mamme e bambini, molte di più di quelle presenti attualmente nelle due strutture lombarde dotate di “asili nido”, quella milanese di San Vittore e quella di Como. In questo progetto, la Regione metterà a disposizione la propria rete di assistenza sugli interventi socio-sanitari rivolti alla popolazione carceraria, il Comune il personale educativo per i bambini e il ministero dell’Istruzione, la formazione per il reinserimento sociale.L’edificio, dotato di un sistema di sorveglianza garantito dalla polizia penitenziaria in borghese, sarà organizzato come una vera e propria comunità con figure educative sia per i piccoli ospiti che per le loro madri.”È un importante passo in avanti commenta Luca Massari, responsabile dell’Area carcere di Caritas ambrosiana che evita ai figli di pagare per le colpe dei genitori. L’auspicio è che progetti del genere si diffondano il più possibile ma che, soprattutto, si faccia sempre più ricorso alle misure alternative al carcere, per salvaguardare l’integrità delle famiglie dei detenuti. Molto spesso, quando s’invoca la prigione anche per reati minori, non si pensa che, dietro al carcerato, c’è una famiglia che soffre”.La condizione delle madri detenute è ulteriormente aggravata dal fatto che, molto spesso, non hanno, all’esterno, una rete parentale di aiuto. Per la maggior parte dei casi, si tratta, infatti, di immigrate in gravissime condizioni di povertà, non soltanto materiale.”Per queste persone riprende Massari andrebbe correttamente applicata la legge Finocchiaro dell’8 marzo 2000, che prevede la possibilità per le madri, ma anche, non dimentichiamolo, per i padri, di uscire dal carcere per poter incontrare i propri figli. Così molto spesso invece non è, per i motivi più diversi, e quindi l’obiettivo è far crescere un movimento culturale di attenzione alla genitorialità in carcere”.Per Emanuela Colombo, esponente dell’Unione giuristi cattolici della Lombardia, “quello tra madre e figlio è un rapporto che va custodito anche oltre le sbarre di una prigione e che va al di là del reato per il quale il genitore si trova in carcere. In secondo luogo, sono convinta che la vicinanza del figlio possa aiutare le detenute inserite in progetti educativi”.Al fondamento dell’applicazione della pena, infatti, Colombo ricorda la necessità di porre la rieducazione del carcerato, in vista di un suo ricollocamento nella società. “In quest’ottica aggiunge questo mi sembra davvero un passo in avanti concreto, che ha l’obiettivo di ridare fiducia e non negare l’umanità del detenuto. È una buona intuizione che, mi auguro, il legislatore recepisca e faccia diventare vero segno di apertura e di speranza”.SchedaSecondo gli ultimi dati resi noti dal ministero della Giustizia, aggiornati alla fine di giugno del 2005, in Italia sono 44 le detenute madri con figli piccoli in carcere. I bambini che vivono in questa condizione sono invece 45, mentre 38 sono le donne in cella in stato di gravidanza.In Lombardia nelle due strutture penitenziarie dotate di asilo nido (a Milano e a Como) le detenute con figli sono 6 e i bambini 7; 13 sono, invece, le donne in attesa di partorire. La struttura per la custodia attenuata che sorgerà a Milano rientra in un progetto più generale avviato nel 1999 dalla Regione Lombardia con il ministero della Giustizia.A quel primo protocollo d’intesa, ha fatto seguito, nel 2003, un accordo quadro per il recupero individuale dei detenuti. La Lombardia è, inoltre, la prima e finora unica Regione in Italia, ad aver approvato, nel febbraio 2005, una legge (la n. 8) sulla tutela delle persone ristrette negli istituti penitenziari regionali.A novembre 2005, infine, è stata approvata una delibera di Giunta per la formazione di 26 “agenti di rete”, cioè degli educatori appositamente formati che saranno impegnati ad accompagnare i detenuti nel percorso di reinserimento nella società.Complessivamente, la Regione Lombardia, negli ultimi 5 anni, ha speso, a favore dei progetti per i carcerati, quasi 9 milioni di euro per finanziare 140 iniziative che vanno dalla formazione professionale, all’inserimento lavorativo, al contatto costante con il mondo esterno, anche attraverso misure alternative al carcere.(29 marzo 2006)