DIFESA DELLA VITA: D’AGOSTINO, "IL POTERE BIOTECOLOGICO SOLLEVA UNA QUESTIONE MORALE" (2)

A queste tre dimensioni, profeticamente già presenti nell’enciclica di Paolo II, D’Agostino ha aggiunto l’"indisponibilità etica", o meglio "antropologica". Che nasce dall’affermazione per la quale "l’uomo non può autoconferirsi una dignità: tutti i tentativi fatti in questa direzione si rivelano sterili. L’uomo non è uomo perché così egli voglia porsi o sappia costruirsi, ma perché è stato voluto e costituito da un altro-da-sé. La dignità non è un prodotto ma è un dono, il cui valore va semplicemente riconosciuto". Di qui la centralità della "legge naturale", per la quale "l’uomo deve riconoscere la fonte del bene non nell’ordine di ciò che egli può tecnicamente produrre, ma nell’ordine che egli trova iscritto in se stesso: quell’ordine che, secondo il tradizionale insegnamento della Chiesa, altro non è che la stessa legge di Dio, iscritta nel nostro cuore". "In un tempo caratterizzato da un disordine metafisico profondo, come quello in cui viviamo, e nel quale ci si illude che i significati morali e culturali possano dipendere da una libera creazione umana, percepire che, al contrario della tecnica, che è intrinsecamente disponibile, l’etica invece o è indisponibile o non è": questo, ha concluso D’Agostino, "è l’unico presupposto a partire dal quale si può dare una risposta a qualsiasi domanda venga posta che concerna l’etica della vita".” ” ” “