"Un testimone che insegna all’uomo di oggi a trasformare il dolore da un meno in un più, la sofferenza umana da un limite, nella grande forza dell’amore". E’ il ritratto di san Massimilamo Kolbe tracciato da sr. M. Elisabetta Patrizi, giornalista e teologa dell’ordine delle Sorelle minori di Maria Immacolata, ieri sera alla Pontificia facoltà teologica "S.Bonaventura-Seraphicum". L’occasione era la IV giornata di studio promossa dalla "Cattedra kolbiana di esperienza e testimonianza cristiana", nata per attualizzare l’eredità del martire francescano, fondatore della "Milizia dell’Immacolata" e morto ad Auschwitz dando la propria vita al posto di quella di un generale polacco. "P. Kolbe – ha spiegato la teologa – sintetizza ‘Vangelo della sofferenza’ e ‘Vangelo della speranza’. Come Benedetto XVI nella "Spe salvi", egli vede nel dolore un ‘luogo di speranza’, persino nel dramma di Auschwitz. Guardando alla Croce, il dolore diventa per Kolbe la misura di una vita spesa per amore". "In un contesto dove la sofferenza è vissuta come disperazione e limite, anche grazie alla visione veicolata dai media", ha concluso "siamo chiamati sull’esempio kolbiano a trasformare il dolore in amore e a difendere "il valore della persona in sè, laddove nuove tendenze guidate dall’efficientismo negano dignità alla vita di chi soffre".” “