"Offrire un testo più sicuro nei confronti degli originali, più coerente nelle dinamiche interne, più comunicativo nei confronti della cultura contemporanea, più adatto alla proclamazione nel contesto liturgico". Questo, ha spiegato il segretario generale della Cei, l’obiettivo principale della nuova traduzione della Bibbia ad opera della Chiesa italiana, che aggiorna le due precedenti del 1971 e del 1974 e porta a compimento un lavoro di revisione durato dodici anni, in cui "ci si è avvalsi dei suggerimenti forniti da esegeti specialisti dei diversi libri biblici, cercando collaborazioni anche sul versante ecumenico e del dialogo con il mondo ebraico", ha informato Betori. "L’opera ora realizzata, come ogni traduzione ha puntualizzato il vescovo – non è certo immune da difetti, che l’uso farà emergere e si potranno prevedere ulteriori miglioramenti". Tuttavia, la nuova Bibbia della Cei "vuole proporsi come riferimento sufficientemente stabile per l’uso liturgico e spirituale, così da alimentare la crescita del linguaggio religioso cristiano a partire dalle sue irrinunciabili radici bibliche". Si è cercato, ha spiegato infatti il segretario generale della Cei, di "far rispendere il contenuto della Bibbia nelle modalità proprie del nostro linguaggio e parimenti di esprimere le potenzialità della Bibbia nel plasmare il linguaggio, anche quello del nostro tempo".