LOMBARDIA

Le nuove sfide

Luci ed ombre del volontariato lombardo

Fortemente radicato nel territorio, in prima linea rispetto ai bisogni, con una grande vivacità progettuale e una spiccata sensibilità religiosa. È il volontariato lombardo, “fotografato” dalla recente Conferenza promossa dalla Regione Lombardia, che, accanto ai tanti risultati positivi conseguiti in questi anni, ha anche messo in luce le criticità e le sfide che il cosiddetto Terzo settore sarà chiamato ad affrontare da qui ai prossimi anni.Sempre meno giovani. Uno dei problemi riguarda l’età media dei volontari, sempre più elevata. Oggi, in Lombardia, il 44,4% dei volontari ha più di 54 anni, mentre appena il 16,7% ne ha meno di trenta. Un dato che è fonte di preoccupazione per le organizzazioni del comparto, come sottolinea Luciano Gualzetti, vice-direttore di Caritas ambrosiana, che, con i suoi 290 Centri d’ascolto e gli oltre 5.000 volontari, costituisce una delle più significative realtà regionali. “Se in questi anni – spiega Gualzetti – il volontariato lombardo è andato continuamente aumentando, sia in termini di gruppi e associazioni che di proposte di qualità, non si può non rilevare come, allo stesso modo, siano sempre di meno i giovani che si avvicinano a questa modalità di impegno. È un fenomeno che ci interroga e ci spinge a ricercare proposte sempre nuove e moderne”.Tra queste, Caritas ambrosiana ha scelto di puntare sul volontariato in carcere, sui campi estivi e su esperienze all’estero nei “cantieri della solidarietà”, ricevendo positivi riscontri da parte della popolazione volontaria più giovane. “Se i ragazzi non si accostano più, come facevano un tempo, a queste esperienze formative – prosegue Gualzetti – credo sia anche responsabilità della società che li circonda. Chiediamoci, infatti, quale impegno essa mette in campo perché i giovani possano vivere in pienezza il loro tempo. Servirebbe certo una maggiore attenzione anche da parte delle istituzioni, che fanno ancora fatica a riconoscere il volontariato nella sua variegata complessità”.Creare una rete. Un limite sottolineato anche da Lino Lacagnina, già responsabile nazionale Agesci, attuale presidente del Ciessevi (Centro servizi per il volontariato) al quale, in provincia di Milano, fanno capo trentuno organizzazioni. “Per dialogare con le istituzioni pubbliche – ricorda Lacagnina – è necessario fare rete e presentarsi come un sistema organizzato. Questo è possibile con le realtà strutturate di una certa dimensione, non con quelle più piccole, come ad esempio le associazioni presenti in tante parrocchie, che, di fatto, non hanno un interlocutore con cui rapportarsi. Per questa ragione, anche attraverso i corsi di formazione che proponiamo durante l’anno, noi cerchiamo di promuovere la realizzazione di una rete sul territorio”. Anche Lacagnina si sofferma sulla “fatica di intercettare” i giovani e di fidelizzare il loro impegno.”Assistiamo alla diminuzione dei volontari stabili e alla crescita di quelli che potremmo definire ‘spot’. Manca un impegno costante e questo, nel lungo periodo, può mettere in pericolo la sopravvivenza stessa di tante organizzazioni di volontariato”. Da qui, la necessità di investire sulla crescita delle realtà di più ridotte dimensioni, favorendone la messa a sistema anche attraverso una maggior capacità di accedere ai finanziamenti statali. “Nostro compito – conclude Lacagnina – è creare le condizioni affinché, anche le piccole organizzazioni di paese abbiano questa possibilità, che è l’unico modo per pagare gli interventi a favore della propria comunità”.SchedaIn Lombardia il volontariato è riconosciuto dalla legge regionale 24 luglio 1993, n. 22 “Disciplina del volontariato” che, all’articolo 1, lo definisce “strumento di solidarietà sociale e di concorso autonomo alla individuazione dei bisogni ed al conseguimento dei fini istituzionali dei servizi”. Al 2004 (ultimo dato disponibile), al Registro regionale del volontariato erano iscritte 3.479 organizzazioni, aumentate del 106,2% in un decennio. Complessivamente, i volontari “censiti” sono 138.762, pari a 174 ogni 10mila abitanti. Come rileva Patrizia Tenisci, che per conto del Coordinamento dei Centri di servizio per il volontariato della Lombardia, ha realizzato una ricerca sulla base dei dati Istat 2003-2004, “se si escludono i grandi anziani, quasi due persone su cento sono impegnate gratuitamente e volontariamente in attività strutturate”.Per quanto riguarda i settori di impegno, il 35,9% delle organizzazioni è attivo nella sanità, il 31,5% nell’assistenza sociale, il 9,6% nella ricreazione e cultura, il 4,4% nella protezione civile, il 3,1% nell’istruzione, il 3,9% nella protezione dell’ambiente, l’1,9% nella tutela e protezione dei diritti, l’1,3% nelle attività sportive e l’8,4% in altri settori. Infine, la dimensione economica. Il 34,1% delle organizzazioni ha entrate annue comprese tra i 5mila e i 25mila euro, il 26% arriva a un massimo di 5mila euro, il 25,3% è compreso tra i 25mila e i 100mila euro, l’8,1% tra i 100mila e i 250mila euro e il 6,5% va oltre i 250mila euro.a cura di Paolo Ferrario(08 novembre 2006)