LOMBARDIA
Garante dell’infanzia e dell’adolescenza: la situazione in Regione
Sulla figura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, presso il Consiglio regionale della Lombardia, sono depositati due progetti di legge. Il primo (numero 2 del 4 maggio 2005) si compone di nove articoli e prevede che il Garante abbia funzione di “supporto all’attività istituzionale della Regione”, favorendo “la promozione della partecipazione dei bambini alla vita delle comunità locali”. Il secondo progetto di legge (il numero 181 del 20 luglio 2006) si compone di tredici articoli e, tra le funzioni attribuite al Garante, inserisce “l’espressione di pareri in ordine ai progetti di legge” e agli altri atti della Regione “riguardanti le politiche minorili”. Inoltre, il Garante dovrà adoperarsi per “la diffusione di una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza finalizzata al riconoscimento dei bambini e delle bambine come soggetti titolari di diritti”. Interagire con il territorio. Prevenzione e promozione. Questi dovrebbero essere i due ambiti di lavoro del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, secondo don Massimiliano Sabbadini, responsabile del “Servizio per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio” della diocesi di Milano, che “intercetta” oltre mezzo milione di ragazzi in circa mille strutture parrocchiali. “L’auspicio sottolinea il sacerdote è che, dopo tante parole, sia arrivata finalmente l’ora dell’istituzione di questa figura”. A giudizio di don Sabbadini, il Garante “non dovrebbe occuparsi esclusivamente delle situazioni di disagio”, ma “intervenire anche nella normale quotidianità” delle famiglie per fare, appunto, prevenzione e promozione dei diritti dei ragazzi. “La popolazione giovanile aggiunge don Sabbadini non deve essere soltanto oggetto di cura, ma anche soggetto attivo per la costruzione della società. In questo senso, sarebbe importante che il Garante potesse interagire con il territorio e anche con gli oratori, che rappresentano una tra le realtà più vicine al vissuto delle persone”.Per la famiglia. Al centro dell’operato del Garante ci deve essere la famiglia, “che ha bisogno di essere maggiormente ascoltata dalle istituzioni” e che va accompagnata e aiutata “prima che il disagio si manifesti”. In questo senso, l’oratorio “rappresenta un luogo dove i genitori più sensibili possono mettersi al servizio delle altre famiglie e dell’intera comunità”, per cercare di “riannodare i legami” che si stanno sfilacciando e che, sempre più frequentemente, sono alla base del disagio giovanile.”Accanto alle ferite che segnano tante famiglie riprende don Sabbadini ci sono, però, anche molte situazioni positive che ci fanno ben sperare per il futuro. Cito soltanto l’esempio degli oltre centomila adolescenti che, ogni estate, animano gli oratori feriali delle diocesi lombarde”. Della necessità di “investire di più sulla famiglia” parla anche Liliana Marelli, presidente della cooperativa sociale “La grande casa”, fondata nel 1989 da don Virginio Colmegna. Nella fascia a nord di Milano, ricompresa tra la metropoli e la Brianza, la cooperativa gestisce nove comunità di accoglienza per minori, di cui quattro specifiche per adolescenti e una di “pronto intervento” per bambini fino a cinque anni.La cultura dell’infanzia. “Il Garante ricorda Liliana Marelli non deve essere concepito come l’avvocato dei bambini e nemmeno come un ‘supercontrollore’ sovrapposto ad altre istituzioni che lavorano in questo campo, come, ad esempio, il Tribunale dei minori, la scuola e i servizi sociali dei Comuni. Il Garante dovrebbe, invece, assicurare l’esigibilità dei diritti dei fanciulli e, più in generale, interpretare l’attenzione adulta rispetto all’infanzia”.A giudizio del presidente de “La grande casa”, il Garante dovrà essere una “persona riconosciuta e autorevole, capace di diffondere la cultura dell’infanzia” e di interagire con le istituzioni per fare in modo che “i tempi di risposta siano adeguati ai bisogni dei bambini”. Oggi, ricorda Liliana Marelli, non è affatto così, anche per mancanza di investimenti adeguati. “In Lombardia ribadisce l’operatrice sociale l’Osservatorio sui minori esiste soltanto sulla carta ma, di fatto, non ha mai funzionato. E, invece, sarebbe uno strumento importante per calibrare meglio anche le politiche sociali destinate a questa fascia di popolazione. La speranza è che il Garante, se e quando sarà istituito, possa rilanciarlo e renderlo veramente operativo”.SCHEDAInfine, qualche numero sui ragazzi e adolescenti in Lombardia. Secondo i dati Istat, al 1° gennaio 2006, rispetto a una popolazione totale regionale di 9.475.202 persone, la fascia tra 0 e 14 anni comprendeva 1.290.957 soggetti e quella tra gli 0 e i 18 anni 1.618.244 persone. Il servizio statistico del Dipartimento di giustizia minorile del Ministero della Giustizia, rileva che, nel 2005, dal centro di prima accoglienza di Milano sono transitati 366 minori, dei quali 344 colpiti da ordine di arresto. Sempre nel 2005, gli ingressi al carcere minorile di Milano sono stati 295, 230 di stranieri e 65 di italiani. Gli ingressi nelle comunità sono stati invece 359, di cui 222 stranieri, 124 italiani e 13 nomadi.a cura di Paolo Ferrario(10 novembre 2006)