LOMBARDIA

Ridurre l’attesa

Approvato il Piano socio-sanitario 2007-2009

Ridurre le liste d’attesa, agevolando il ricorso a visite ed esami specialistici in momenti della giornata che consentano a chi lavora di non interrompere l’attività. Potenziare il Centro unico di prenotazione e i call center per una migliore comunicazione con gli utenti, anche attraverso la semplificazione delle procedure burocratiche. Attivare un “tavolo del Terzo Settore sanitario” per il coinvolgimento delle associazioni di pazienti o parenti, in applicazione del principio di sussidiarietà, nella proposta e realizzare, attraverso il volontariato, attività di accoglienza, educazione e prevenzione, come riconoscimento dell’attività propulsiva svolta dai volontari in campo socio sanitario. Potenziare l’intervento nel settore delle fragilità, con particolare riguardo ai Pronto soccorso pediatrici. Questi alcuni dei principali capitoli del Piano socio sanitario per il triennio 2007-2009, approvato dal Consiglio regionale della Lombardia lo scorso 26 ottobre.Libro bianco. “Questo Piano – commenta Mario Mozzanica, docente di Organizzazione dei servizi alla persona all’Università Cattolica di Milano – presenta alcune novità importanti come, ad esempio, il riconoscimento e la rivalutazione dei cosiddetti ospedali di comunità, come quelli delle zone di montagna. Nella prospettiva di una continuità assistenziale dei pazienti, mi sembra un elemento positivo”. Di contro, Mozzanica non tralascia anche gli “elementi di negatività” rilevati nel Piano, come la “mancanza di valutazione di quanto fatto finora”.”Il Piano precedente – si chiede il docente – ha funzionato? Non lo sappiamo visto che, nel nuovo progetto, questo elemento di giudizio non c’è”. Inoltre, Mozzanica rileva delle vere e proprie criticità, tra cui una “debole attenzione al disagio dell’adolescenza e alle problematiche legate alla riabilitazione”. “In definitiva – aggiunge – il Piano è più descrittivo che prescrittivo, è una sorta di libro bianco fondato, come il precedente, sulla legge 31 del 1997, che, assegnando al mercato un ruolo regolatore, produce una debole azione programmatoria sul territorio”.Luci e ombre. Giudizio condiviso anche dal documento “Diritti e cittadinanza attiva”, al quale la Delegazione regionale Caritas, la Consulta regionale delle Opere socio-assistenziali, la Consulta regionale della pastorale della sanità e il Forum regionale del Terzo Settore, hanno affidato le proprie riflessioni sul Piano socio sanitario. Pur riconoscendo una serie di “profili significativi interessanti”, tra i quali l’attivazione del Terzo Settore sanitario, il documento ricorda che “l’unica forza dei deboli è nella certezza di una programmazione che salvaguardi la dignità di ogni persona e di ogni sofferenza, superando prospettive mercantilistiche mirate alla mera sopravvivenza di chi opera”.E ancora: “L’esigenza programmatoria è complessa, risiede nella comunità locale, nelle reti relazionali, nel territorio, nelle istituzioni locali, nella democrazia delle scelte, nel consenso che i cittadini danno alle istituzioni affinché queste perseguano il bene comune. La collaborazione alla costruzione di un welfare comunitario richiede di non consegnarsi culturalmente al liberismo di mercato ed esprime con forza l’esigenza di una capacità pubblica di programmazione, orientamento e verifica partecipata, secondo una logica acquisita di sussidiarietà reale e solidale che rispetti la pari dignità dei soggetti”. La “libera scelta” dei cittadini, tra i punti cardine della legge regionale 31/97, deve cioè coniugarsi a “un orizzonte culturale e politico di solidarietà diffusa, di tutela ed esigibilità reale dei diritti, di accesso ai servizi, a partire proprio da coloro che non sarebbero in grado di esercitare tale libertà personale”.Tra i rilievi sollevati dal documento del mondo cattolico lombardo, uno in particolare riguarda la famiglia, “cara a questo Piano socio sanitario”, titolare di “un ruolo centrale che va sicuramente rafforzato”. “Ancora una volta – si legge nel testo inviato alla Regione – ci sentiamo di rinnovare l’invito a riconoscere alla famiglia un supporto che vada ben oltre il sostegno economico, pur importante, e che favorisca invece una strategia più ampia e articolata in cui la famiglia stessa, da un lato sia riferimento forte, insieme ad altri, all’interno delle comunità locali, ma dall’altro possa usufruire di una rete di servizi accessibili”.a cura di Paolo FerrarioScheda Sul territorio della Lombardia operano 29 Aziende ospedaliere e 15 Aziende sanitarie locali (Asl), 210 strutture di ricovero e cura, 398 strutture ambulatoriali, 99 servizi di medicina di laboratorio e 81 strutture psichiatriche. Il tasso di medici di medicina generale e di pediatri di libera scelta ogni 10mila abitanti, aggiornato al 2003, è pari a 7,66. I consumi sanitari (anno 2004), ammontano a poco meno di 1 miliardo e mezzo di euro (647 milioni per la popolazione maschile e 791 milioni per quella femminile). La spesa pro-capite ammonta a 155,58 euro (143,90 euro per i maschi e 166,64 euro per le femmine).(15 dicembre 2006)