"Non ci sarà futuro autentico per le nuove generazioni ha proseguito Fisichella – se non saremo capaci di consegnare loro una ricchezza di cultura che pone la natura come un patrimonio comune che è offerto e non può essere violentato; con le sue leggi che tutti devono riconoscere e accogliere prima ancora di essere riformulate in sistemi giuridici". "Il mercato ha bisogno delle sue leggi, ma anche la natura ha le sue leggi che vanno rispettate almeno tanto quelle della ricerca scientifica e tecnologica. Se, tuttavia, si è tentati di porre le leggi del mercato al di sopra di tutto ne deriva inevitabilmente una prepotenza tale a cui non c’è rimedio". Per il retore della Lateranense, la "profonda lungimiranza" dell’enciclica di Paolo VI deriva dalla "profonda convinzione" di Papa Montini "che la priorità era da riconoscere alla legge naturale e non in una serie di ipotesi scientifiche che minavano la visione antropologica cristiana". Tra le tendenze attuali da stigmatizzare, Fisichella ha citato "il senso di onnipotenza che spesso accompagna alcune fasi della ricerca scientifica" e "l’imperativo del diritto ad essere padre o madre ad ogni costo". "Quando la natura è ferita nella fecondità ha spigato il teologo l’amore deve essere capace di aprirsi a nuove forme di maternità e paternità altrettanto responsabili".