Oltre 15 mila lobbisti presenti a Bruxelles, 5mila dei quali accreditati presso il Parlamento Ue; duemilacinquecento "gruppi di pressione". Una realtà consolidata, che al Parlamento è regolata dal 1996 da un registro, disponibile su internet. L’Assemblea dei 27, riunita in plenaria, chiede ora un registro delle lobby in comune con le altre istituzioni dell’Unione e un codice etico per regolarne l’attività. La definizione di lobbismo è contenuta nella relazione stesa dal deputato tedesco Ingo Friedrich, che ne parla come l’insieme di "attività svolte al fine di influenzare l’elaborazione delle politiche e il processo decisionale delle istituzioni europee". Nelle sedi Ue i "rappresentanti di interessi" e di realtà associate (non solo economiche, ma anche sociali, culturali, di volontariato, ambientali) "svolgono un ruolo essenziale nel dialogo aperto e pluralistico su cui si basa ogni sistema democratico". Parlamento, Commissione e Consiglio "aperti", dunque, ma anche "indipendenti": nel testo all’attenzione dell’aula si afferma che gli eurodeputati devono essere "in grado di operare scelte politiche indipendenti rispetto ai lobbisti". La creazione dello "sportello unico" per l’accreditamento e il codice di condotta servirebbero dunque a "regolare questa presenza".