LOMBARDIA

Su tre pilastri

Un “patto per la famiglia”

Riconoscimento del ruolo della famiglia “come luogo di espressione di una responsabilità generativa e educativa insostituibile”; investimento sulla “capacità di assunzione di responsabilità da parte delle famiglie, da sostenere come bene pubblico in quanto tale, superando la logica del sostegno assistenziale”; pieno riconoscimento di una “effettiva libertà di scelta da parte delle famiglie”. Questi i tre pilastri sui quali si fonda il “Patto per la famiglia”, lanciato da Regione Lombardia il 9 maggio, alla vigilia del Family day, per realizzare, insieme alle associazioni familiari, alle organizzazioni del Terzo settore, ai Comuni e alle associazioni imprenditoriali, “un pacchetto di interventi a favore delle famiglie, in particolare di quelle numerose, che comprenda agevolazioni economiche dirette, nascita di nuovi nidi in ospedali e aziende, sostegno per gli affitti e l’acquisto della casa”. A favore delle donne. Particolarmente innovativo è il “voucher di conciliazione”, iniziativa pilota finanziata con 2 milioni di euro del Fondo nazionale politiche sociali per l’acquisto di servizi (baby sitter, micronidi, nido famiglia, nidi aziendali), in grado di consentire alle madri di mantenere un’attività lavorativa, conciliando, appunto, l’occupazione con i tempi di cura della famiglia. “Questo – dice Ernesto Mainardi, presidente del Forum delle associazioni familiari di Milano e della Lombardia – è un elemento particolarmente importante, perché interviene in un campo, quello del lavoro, nel quale le donne dovranno essere sempre più presenti e protagoniste, per il bene stesso della famiglia”.La crisi al secondo figlio. Il presidente del Forum non è del tutto in sintonia con le scelte regionali sul target di riferimento del Patto; mentre il Pirellone ha scelto di puntare sulle famiglie numerose (quelle con tre figli o più), Mainardi ritiene decisivo agire sui nuclei con uno o due figli. “La vera crisi della famiglia – precisa – si manifesta alla nascita del secondo figlio, che ha davvero conseguenze pesanti, anche dal punto di vista economico, sulla famiglia. Troppo spesso, infatti, pur desiderandolo, tante famiglie non vanno al di là del figlio unico proprio per la mancanza di prospettive per il futuro. Qui servirebbero vere politiche fiscali a favore della famiglia, come avviene in altri Paesi d’Europa. In Francia, per esempio, per ogni figlio a carico si ha uno sconto di 5mila euro sulle tasse. In Italia questo non avviene e, infatti, abbiamo la più bassa natalità del vecchio Continente”.Non resti lettera morta. Non soltanto il Governo o le Regioni potrebbero fare di più per la famiglia, ma anche gli stessi enti locali, soprattutto i Comuni, dai quali dipende buona parte dei servizi. “All’inizio dell’anno – ricorda Mario Sberna, presidente dell’Associazione nazionale famiglie numerose, nata a Brescia nel settembre del 2004, che rappresenta circa 3mila famiglie con almeno quattro figli – la Regione e l’Anci (Comuni) della Lombardia hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per ridurre l’Ici e la tassa rifiuti (Tarsu) alle famiglie numerose. Ad oggi, però, risultati non se ne sono ancora visti. Chi già portava avanti politiche promozionali a favore della famiglia ha continuato a farlo, ma gli altri non si sono neanche mossi. Noi crediamo, invece, che le istituzioni pubbliche, a tutti i livelli, abbiano precise responsabilità e doveri e, quindi, chiediamo con forza che quel protocollo non resti lettera morta”. Lo stesso discorso vale anche per il Patto lanciato il 9 maggio, che “non deve limitarsi a un’operazione di propaganda” per il Family day. “In questo senso – precisa Sberna – abbiamo già avuto assicurazioni dallo stesso presidente Formigoni, che marcheremo stretto per ottenere una puntuale applicazione di quanto scritto in quel documento. In Italia, sul fronte delle politiche familiari, dobbiamo colmare un ritardo di oltre trent’anni e questo della Lombardia ci sembra un buon inizio”.a cura di Paolo FerrarioSchedaIn Lombardia risiedono 3,9 milioni di famiglie, di cui circa 140mila hanno 3 o più figli (famiglie numerose). Il numero medio di figli per donna è pari a 1,35 e, con gli attuali tassi demografici, nel 2025 gli over 65 saranno più del doppio dei giovani. Circa il 60% dei giovani sotto i 34 anni vive ancora con la famiglia d’origine, nonostante la stragrande maggioranza di essi abbia un lavoro. Secondo l’Istat, in Lombardia la povertà riguarda il 3,9% della popolazione, ma per le coppie con 2 figli cresce al 5,4% e con 3 figli si arriva al 9%, il che indica una correlazione diretta tra numero di figli e rischio-povertà. Per quanto riguarda la conciliazione di lavoro e cura della famiglia, in regione il tasso di occupazione femminile è attualmente attorno al 56%, 10 punti percentuali sopra la media nazionale ma ancora basso rispetto alle medie europee. Il numero medio di figli per donna è invece pari a 1,35, ma è di 1,21 per le cittadine lombarde (in Italia è 1,26) contro 2,9 per le donne immigrate.(18 maggio 2007)