LOMBARDIA
Istituzioni e associazioni: un bilancio della legge sulla disabilità
Valorizzare il ruolo delle associazioni sul territorio, rafforzando la collaborazione istituzionale per favorire la promozione sociale dei disabili. Queste le finalità della legge regionale 24 del 1993 “Erogazione di contributo ordinario alle articolazioni regionali ed alle sezioni provinciali dell’Unione italiana ciechi, dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza ai sordomuti, dell’Associazione nazionale mutilati ed invalidi civili e dell’Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro della Regione Lombardia”. A queste prime quattro realtà si sono successivamente aggiunte l’Associazione nazionale delle famiglie dei caduti e dispersi in guerra e l’Unione nazionale mutilati per servizio.”La Lombardia è stata tra le prime Regioni in Italia a dotarsi di una legge ed è tuttora una delle poche che aiuta, anche finanziariamente e in misura così consistente, queste associazioni, riconoscendone l’importanza e il ruolo sociale”, ha ricordato l’assessore regionale alla Famiglia e solidarietà sociale, Gian Carlo Abelli , intervenuto al convegno “Disabilità e sussidiarietà in Lombardia” che, lo scorso 15 giugno a Milano, ha tracciato il primo bilancio dell’applicazione della legge. Una norma che, ogni anno, mette a disposizione delle associazioni oltre 700mila euro. Risorse importanti che, però, a detta dei rappresentanti delle associazioni stesse, non sono sufficienti a garantire un completo riscatto sociale dei disabili.Ancora molto da fare. “In questi anni – ha ricordato Franco Bettoni, presidente regionale della Fand, la Federazione tra le associazioni nazionali dei disabili – molto è stato fatto, anche grazie a questa legge e alle risorse che ha messo a disposizione, ma la nostra piattaforma rivendicativa, presentata alla Regione, dice che c’è ancora moltissimo da fare. A questo riguardo, chiediamo all’istituzione regionale un impegno ulteriore, affinché l’attività delle associazioni sia potenziata e sempre più incisiva”. In proposito, i campi di lavoro sono molteplici e diversificati a seconda della “tipologia” di disabilità intercettata dalle diverse realtà e gruppi territoriali. Tutti, però, hanno in comune l’obiettivo di incrementare, perfezione e affinare in efficacia i servizi messi a disposizione sul territorio. Sportelli che, come ha affermato Attilio Schemmari, presidente regionale dell’Anmic (invalidi civili), sono però distribuiti in maniera diseguale tra le undici province lombarde. “I problemi evidenziati dai nostri soci – ha sottolineato – riguardano soprattutto le complesse procedure burocratiche per l’accertamento del grado di invalidità, la presenza di barriere architettoniche sia nelle città che nei piccoli centri di periferia e il difficile inserimento lavorativo, anche in una regione, come la nostra, dove certamente il lavoro non manca”.Uno scandalo. Per Schemmari, “nei confronti della disabilità è, insomma, necessario un approccio diverso, anche sotto l’aspetto culturale e la Regione, a nostro avviso, può fare molto per alleviare il disagio di tante famiglie. Potenziando, ad esempio, il ruolo e la funzione delle nostre associazioni sul territorio, si andrebbe ancora di più nella direzione di una vera sussidiarietà, capace di trovare le risposte ai bisogni partendo dal basso, dalla società stessa”. Schemmari ha infine denunciato quello che ha definito, senza esitazioni, un “vero scandalo nazionale”: l’entità degli assegni delle pensioni di invalidità. Si va da un minimo di 240 euro al mese per gli invalidi tra i 18 e i 60 anni fino a 550 euro mensili oltre i 60 anni. “Questa si chiama discriminazione tra poveri – ha tuonato il presidente di Anmic Lombardia -. Così non si sopravvive; è una vergogna da superare, perché è fonte di un grave senso di frustrazione per gli invalidi e le loro famiglie e lede il principio di solidarietà sociale. Anche a partire dalla Lombardia, dobbiamo lavorare per cambiare questa situazione ormai insostenibile”.a cura di Paolo FerrarioSchedaLa legge regionale 24/1993 nasce come progetto di legge nel maggio del 1990 per iniziativa di un gruppo di consiglieri della Democrazia cristiana. Completato l’iter legislativo, la legge viene votata dal Consiglio regionale il 9 agosto del 1993 e pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia del 14 agosto. Inizialmente prevedeva una dotazione finanziaria di 800 milioni di lire, oggi diventati circa 700mila euro annui, destinati alle sei associazioni di disabili beneficiarie: Associazione nazionale delle famiglie dei caduti e dispersi in guerra (Anfcdg), Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (Anmic), Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro onlus (Anmil), Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi (Ens), Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti onlus (Auici), Unione nazionale mutilati per servizio (Anms). Complessivamente, in Lombardia risiedono poco meno di 500mila disabili, dei quali 185mila nella sola città di Milano, mentre in Italia la popolazione con disabilità è stata quantificata in 3 milioni di persone.(22 giugno 2007)