LOMBARDIA

Terzo settore in attesa

Istituito il “tavolo permanente di consultazione”

Una legge che riconosce al Terzo settore e agli enti locali il diritto di partecipare alla programmazione, progettazione e realizzazione dei servizi alla persona. La Commissione Sanità del Consiglio regionale lombardo ha espresso parere favorevole all’istituzione dei tavoli di consultazione che coinvolgono i soggetti del Terzo settore, gli organismi di consultazione degli enti locali, i soggetti di diritto pubblico e privato e le organizzazioni sindacali previsti dalla legge quadro sulla “Rete dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario”.Una scelta importante. Secondo Giambattista Armelloni, presidente delle Acli Lombardia, “il coinvolgimento del mondo dell’associazionismo in questi tavoli è una grande responsabilità per il settore. Tanta parte delle ultime scelte istituzionali è andata nella direzione opposta, dimenticando il coinvolgimento di merito delle associazioni locali”. Dunque, siamo davanti ad una scelta “che va in senso contrario, una scelta impegnativa, perché aumenta le responsabilità del Terzo settore, e potenzialmente positiva”. Il Tavolo permanente di consultazione del Terzo settore, presieduto dall’assessore regionale alla Famiglia e Solidarietà sociale, è la sede in cui la Regione Lombardia e le organizzazioni maggiormente rappresentative del no-profit, secondo il principio della sussidiarietà orizzontale, si raccordano sulle politiche di sviluppo e coesione sociale e sui temi del coordinamento della rete di interventi e servizi per la persona, la famiglia e la comunità. Armelloni sottolinea che per dare un giudizio definitivo bisognerà aspettare di vedere “le reali intenzioni delle istituzioni. Va bene la partecipazione alla programmazione, ma il contributo non deve essere asimmetrico”. Bisogna supportare questa partecipazione dando alle associazioni, spiega Armelloni, “gli strumenti idonei per mettere in pratica le loro idee. Altrimenti ci saranno solo dichiarazioni di valori ma non è detto che essi siano applicati”. Un “peccato originale”. Il Tavolo, che nella sua nuova impostazione sostituisce quello istituito nel 2002, nasce anche con l’obiettivo di favorire il confronto sulle modalità di integrazione fra le varie politiche pubbliche (quelle sanitarie, della casa, dell’istruzione, della formazione, del lavoro) per la costituzione di una rete di offerta sociale e socio-sanitaria che abbia al centro del suo operato l’unicità e l’integralità della persona. Presso ogni Asl viene costituito un tavolo di consultazione presieduto dal direttore sociale dell’Azienda sanitaria a cui partecipano i soggetti del Terzo settore operanti sul territorio di riferimento. Gli obiettivi sono la programmazione, la progettazione e la realizzazione, a livello locale, della rete delle unità di offerta sociosanitarie. “Ci vedo – spiega Armelloni – una sorta di peccato originale. Il direttore sociale dipende da un direttore generale nominato dalla Regione. In questo modo si impianta un modello che va contro la sussidiarietà. Se si vuole partire dal basso questa scelta stride con il resto dell’operazione”. In ogni caso “la possibilità di controllo e di verifica che viene dal basso migliora il disegno, anche se poi bisognerà vedere se nei piani di zona ci sono elementi per concorrere alle decisioni, altrimenti diventa un’approvazione incondizionata”.Intercettare la domanda dei cittadini. A livello comunale viene istituito il tavolo di consultazione per le politiche di offerta sociale al quale partecipano il presidente dell’assemblea di distretto, i responsabili dei servizi sociali dei Comuni, i soggetti del Terzo settore rappresentati nel distretto socio sanitario di riferimento, il direttore sociale dell’Asl territorialmente competente ed il direttore di distretto dell’Asl. “Con questa legge – continua Armelloni – si cerca di regolare l’offerta, ma chi rileva la nuova domanda per i servizi di cui necessita il cittadino? Per questo è importante far partecipare attivamente il Terzo settore, è l’unico in grado di intercettare questa domanda”. Ci sono anche organismi di consultazione diversi da quelli che compongono il tavolo del Terzo settore e sono tre: il tavolo di consultazione degli enti locali e delle organizzazioni sindacali; il tavolo di consultazione delle Asl e delle Asp (agenzie di sanità pubblica); la Conferenza delle associazioni degli enti gestori delle unità di offerta sociali e sociosanitarie. “In Italia – conclude Armelloni – c’è la tradizione di fare molti tavoli. Cosa significa farne tre? Credo sia una parte che va meglio esplicitata e vadano individuati meglio i contenuti. Più che una partecipazione di merito, infatti, mi sembra ci sia una governance non chiarita. Intendiamoci, sono tutti importanti, ma deve essere dato uno scopo e una partnership seria di governance“.a cura di Fabio Florindi(08 ottobre 2008)