LOMBARDIA
Una delibera riguardante le persone disabili
Approvate le prime delibere attuative della riforma del welfare lombardo. La commissione Sanità della Regione, infatti, ha espresso parere favorevole ad una delibera della Giunta regionale che definisce i requisiti minimi per il funzionamento del Servizio di formazione all’autonomia per le persone disabili (Sfa). Il Servizio è rivolto a persone disabili che, per le loro caratteristiche, non necessitano di servizi ad alta protezione ma di interventi a supporto e sviluppo di abilità utili a creare consapevolezza, autodeterminazione, autostima e maggiori autonomie. La finalità del Servizio è favorire l’inclusione sociale della persona potenziando o sviluppando le sue autonomie personali. La formazione contribuisce all’acquisizione di prerequisiti di autonomia utili all’inserimento professionale. Obiettivo del Servizio è garantire progetti individualizzati che consentano alla persona di acquisire competenze sociali; riacquisire il proprio ruolo nella famiglia o emanciparsi dalla famiglia; acquisire prerequisiti per un inserimento o un reinserimento lavorativo.Luci e ombre. “Si tratta – spiega Mario Mozzanica, consulente welfare della Caritas – della delibera attuativa della legge quadro che completa i servizi per i disabili”. Infatti, “fino ad oggi esistevano la residenza sanitaria per disabili, il centro diurno per disabili, la comunità socio-sanitaria per disabili, il centro socio-educativo e la comunità alloggio. Mancava il Servizio di formazione all’autonomia che è stato codificato con questa delibera”. Secondo il direttore sanitario del “Don Orione” di Milano, Renzo Bagarolo, “la delibera è un’opportunità in grado di mettere in moto un processo di cambiamento, nei termini di miglior definizione del servizio, differenziazione e adeguamento ai nuovi bisogni”. Ma, ovviamente, non manca qualche limite. “La delibera in questione – continua Bagarolo – declina lo Sfa in termini molto essenziali. Contenuti più specifici devono essere espressi dagli operatori di settore, che, a mio giudizio, vedono due aspetti fondamentali: la dotazione di risorse coerente con l’obiettivo dato e la formazione degli operatori, rispetto alla valutazione e gestione della complessità, e il ruolo di mediatore a sostegno della persona fragile o disabile”. “Molte regioni – spiega Mozzanica – hanno già fatto una legge quadro, la Lombardia è arrivata dopo. È una buona legge, era partita male ma è stata migliorata grazie all’apporto delle onlus”. Ruoli e responsabilità. Il vero problema, per Bagarolo, è “capire quali sono i ruoli e i livelli di responsabilità attribuiti ai diversi soggetti sociali e istituzionali: in definitiva, come si integrano sussidiarietà verticale e orizzontale. Cose non da poco visto il tipo di persone di cui parliamo”. Insomma c’è il rischio che quanto espresso nella delibera resti “l’enunciazione di un principio condivisibile ma vuoto nel contenuto se non vengono forniti riferimenti fattuali specifici. Esempio: chi fa la valutazione delle abilità residue, del livello di coscienza o sostiene un percorso di auto-determinazione? Chi è l’estensore del progetto individuale e chi il garante? Chi fa la regia del percorso decisionale nel progetto individuale di vita e di cure del disabile?”. Ma dopo le regole, comunque, devono essere individuate e definite le risorse. Bagarolo sottolinea che “se la sussidiarietà verticale individua per l’istituzione regionale il ruolo di regolatore di un sistema diffuso di intervento, mi aspetto che dopo le regole vengano definite le risorse e gli strumenti. La filosofia della sussidiarietà suggerisce che risorse e strumenti vengano condivisi e concordati con gli operatori del settore coinvolti”. Da comune a comune. Mozzanica, invece, non ha dubbi nell’analizzare le risorse economiche destinate al settore: “Sull’autonomia si è sempre un po’ stretti”. Questo perché “il 70% delle risorse è destinato ai centri socio-sanitari e il 30% ai socio-assistenziali. La vera differenza è che per quanto riguarda la sfera sanitaria non ci sono costi, mentre nell’assistenza c’è la compartecipazione del cittadino, con la Regione Lombardia che ha stabilito 5 fasce”. È impossibile, comunque, fare un discorso organico sull’assistenza, perché, conclude Mozzanica, “sono i singoli comuni a decidere dell’assistenza, dovremmo andare a vedere tutti i piani di zona per capire come sono i finanziamenti”.a cura di Fabio Florindi(05 dicembre 2008)