LOMBARDIA
Nel 2008 stanziati 768.000 euro per recuperare tossicodipendenti
Quattrocento euro al mese per un anno per recuperare un tossicodipendente. Questo il budget per il reinserimento nel mondo del lavoro e nella società delle persone tossicodipendenti che hanno gravi problemi di esclusione sociale. Lo stanziamento dovrà essere speso per realizzare inserimenti socio-terapeutici e lavorativi, attraverso l’avvicinamento al mondo della formazione e del lavoro. Le integrazioni potranno avvenire in imprese, in opportuni laboratori o in strutture protette che simulano le imprese. Sono previsti anche momenti di accompagnamento o di tutoraggio. Per realizzare questo progetto la Regione ha messo a disposizione 768.000 euro, che verranno ripartiti tra le Asl e le associazioni del privato sociale, alle quali spetta di mettere in atto concretamente le azioni previste dal programma di reinserimento.La situazione in regione. Nel campo delle dipendenze patologiche “la Lombardia – dichiara Meo Barberis, della Comunità Giovanni XXIII – ha un piano d’intervento sia sanitario sia sociale. Un altro contributo importante è dato dal settore privato-sociale, quello della Giovanni XXIII”. Per Barberis, la Lombardia ha un grande vantaggio: “La possibilità di lavoro, di inserimenti protetti, che costituiscono un privilegio importante, nel Sud il reinserimento è più difficile”. “La Regione Lombardia – spiega Alberto Barni, presidente dell’Associazione Comunità Nuova onlus – da una parte ha applicato la delibera regionale sull’adeguamento delle rette e sul budget, dall’altra, però, non vi è ancora traccia del finanziamento, previsto dalla normativa regionale, dell’area del reinserimento: come appartamenti e percorsi protetti, che sarebbero un sostegno importante per persone che hanno affrontato un percorso di cura e che abbisognano di supporti sociali ed educativi nel momento delicato dell’inclusione sociale”. Perché, secondo Barni, “il reinserimento non è più lasciato alla singola persona, ma diventa sempre di più il prolungamento del trattamento” e di conseguenza “le caratteristiche della nostra utenza sono sempre più complesse e diventa sempre più difficile la collocazione nel mondo lavorativo”.Il confronto con l’Europa. La Lombardia è all’avanguardia se paragonata alle altre zone del nostro Paese, ma il discorso cambia quando la si rapporta con il resto d’Europa. “Nelle altre Regioni italiane – dice Barni – la situazione è simile, ma ci sono delle differenze sul reinserimento, dovute alle opportunità lavorative, maggiori in Lombardia rispetto a molte altre parti del Paese. All’estero la situazione è molto diversa, perché in alcune nazioni le fasce deboli possono godere di maggiori tutele”. In Francia, ad esempio, “esiste da sempre un salario minimo di inserzione che è una misura economica spendibile da persone che non hanno un lavoro e una sistemazione abitativa adeguata”. Il discorso sul resto d’Europa è complesso. Barberis è critico con la prassi seguita nel Nord Europa, dove “c’è soprattutto un intervento farmacologico con farmaci alternativi (come il metadone). In Italia per fortuna si privilegia ancora il modello educativo, con quello farmacologico si sottolinea maggiormente la cronicità, la non guaribilità”.Interventi educativi. Per quanto riguarda il budget di 400 euro, Barberis pensa che “la messa a disposizione della somma deve essere accompagnata da sostegno e tutoraggio, interventi di tipo educativo, altrimenti si rischia di alimentare la patologia. L’intenzione è buona, ma, per non avere l’effetto opposto al fine perseguito, ci devono essere dei controlli”. Questo finanziamento, sostiene Barni, “può essere una reale opportunità se vincolato ad un rapporto reale con le aziende di lavoro, per l’ottenimento di professionalità spendibili e gestibili. In casi più complessi potrebbe produrre la strutturazione di laboratori protetti per l’apprendimento di tempi e modi di lavoro. Nei casi più evoluti potrebbe agevolare e incentivare un’imprenditorialità da parte di gruppi di utenti che si emancipano dal punto di vista lavorativo”.Avvicinare due mondi. Ma qual è il ruolo delle organizzazioni di volontariato nei processi di reinserimento? Le associazioni “hanno la funzione di monitoraggio e tutoraggio”, sostiene Barberis. Per Barni, invece, il discorso è più articolato: “In Lombardia il mondo del volontariato nel processo di reinserimento di persone ex-tossicodipendenti è legato particolarmente all’area dell’artigianato e della piccola impresa. È lì, infatti, che si trovano le risorse del volontariato capaci di accogliere persone che hanno terminato un iter comunitario, creando spesso un rapporto di crescita e di fiducia”. In altri casi “il volontario è quella figura adulta che orienta la persona ex tossicodipendente verso la ricerca del lavoro o verso opportunità di formazione professionale. Sono queste le vere risorse da attivare e sostenere economicamente, poiché agiscono concretamente nel tentativo di avvicinare il mondo della marginalità al cosiddetto mondo della normalità”. a cura di Fabio Florindi(04 marzo 2009)