"E’ assordante la normalità silenziosa con la quale la cosiddetta società civile calabrese assiste alla carneficina in atto in Calabria, che tra l’altro mostra l’imbarbarimento ormai plateale dei rapporti umani tanto da non curarsi più neanche delle festività, tra le più popolarmente sentite, tanto meno di colpire nel mucchio sacrificando perfino i bambini". Lo afferma al Sir don Piero Furci, segretario della Commissione Giustizia e Pace della Cec dopo i recenti fatti di sangue che hanno causato quattro morti in meno di una settimana e il ferimento di una bambina di cinque anni che è in coma irreversibile in una sala di rianimazione. "Siamo afferma il sacerdote – al si salvi chi può! Come Chiesa penso non possiamo non fare una verifica amara di tutte le proposte formative e di evangelizzazione che proponiamo. E’ l’ora di uscire dall’approssimazione e dall’individualismo parrocchiale e diocesano e porre a fondamento di una nuova e concreta evangelizzazione la salvaguardia della vita ad ogni livello costi quel che costi. E’ meglio conclude don Furci – come afferma S. Pietro, soffrire perché compiamo il bene, che significa dire tanti no alla religiosità superficiale, che continuare a convivere con il degrado devastante che ci circonda".