Né "tappabuchi", né semplicemente "ora di cultura": l’Irc è "una disciplina in dialogo", che rientra "a tutti gli effetti" tra le discipline scolastiche, in quanto "finalizzata alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni". A tracciare l’identikit dell’ora di religione è stato Ernesto Diaco, docente di religione cattolica e viceresponsabile del Servizio Cei per il progetto culturale, intervenendo oggi al Convegno dei direttori e responsabili Irc di recente nomina, in corso a Campora San Giovanni (Lamezia Terme) fino a venerdì. Secondo il relatore, per gli insegnanti di religione "il rischio di essere presenti nella scuola senza un vero inserimento nel suo progetto educativo e istruttivo resta, ma più che per nostra riluttanza per le resistenze, più o meno esplicite, che ancora si manifestano nell’accettare la dimensione religiosa come intrinseca al fatto culturale. Capita ancora che l’Irc sia tollerato, ma questo atteggiamento pare ormai in via di superamento. Ciò che è più frequente e spiacevole è che sia sottovalutato: anche se non dagli studenti o dalle famiglie, che lo scelgono in massa". Quanto alla specificità dell’Irc, per Diaco "non è un’ora di teologia in senso stretto, né un dibattito sull’attualità o sul senso della vita": è "un luogo di sintesi, una disciplina in dialogo tra fede e ragione, teologia e scienze umane, storia e attualità".