A pochi giorni dalla nomina del nuovo primo ministro pachistano Yusuf Raza Gilani, esponente del partito di Benazir Bhutto (Ppp) assassinata il 27 dicembre scorso, le analisi degli osservatori italiani passano dalle speranze alle incertezze sul futuro. Secondo Arduino Fornara, ambasciatore in Pakistan dal 1988 al 1992 "non è un momento facile ma ritengo che il Paese abbia umanamente i mezzi per migliorare la situazione e risolvere la crisi". Per Francesca Marino, giornalista di Limes, "non si annuncia, invece, un corso tranquillo delle cose. Bush ha deciso oggi di dare al Pakistan altri 300 milioni di dollari perché Gilani si impegni con il generale Musharraf nella lotta al terrorismo. In realtà il neoeletto non ha la minima intenzione, c’è differenza di vedute con il leader del suo partito Zardari (marito di Benazir Bhutto) e già si dice che sarà un ministro a termine. Ho chiesto a chiunque, dall’intellettuale alla persona comune, chi avesse ucciso la Bhutto. La risposta quasi unanime è stata: ‘Il marito’. Se la percezione è questa, Zardari come primo ministro non si presenta bene". Del presente e del futuro del Pakistan si è parlato questa mattina durante un convegno promosso a Roma dall’Isiao (Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente) e il Cisci (Centro italiano di studi per la conciliazione internazionale). (segue)