"Ci sono modelli, e quello congregazionale è fra questi, destinati inevitabilmente al superamento storico": ha affermato la presidente dell’Usmi. "Esso è fiorito quando alcuni servizi erano assolutamente centrali per il riscatto da una diffusa situazione di povertà (scuole, ospedali, lavoro ecc.). Oggi tutto ciò, almeno in occidente, è relativamente garantito dallo Stato, mentre la forma di vita religiosa, nata per questi compiti, con strutture finalizzate a tali scopi, è entrata in crisi e potrebbe essere destinata a finire". Le religiose quindi debbono secondo madre Simionato cercare "un costante ritorno alle fonti della vita consacrata", attuando "una maggiore collaborazione tra istituti, in particolare attraverso i processi in atto per giungere a federazioni, unioni, e talvolta anche a fusioni tra Congregazioni con carismi affini". La presidente ha invitato anche a "una presenza più ‘segno’ e meno iperattiva all’interno della Chiesa locale", oltre che a dedicarsi "ai gruppi etnici che popolano le nostre città, che sono i nuovi aeropaghi della missione della vita religiosa". In Italia vi sono attualmente circa 122mila religiose (tra di loro oltre 6.600 monache di clausura, in 468 comunità, con oltre 300 novizie).