"Tre anni dopo ci manca quel suo sguardo gioioso e rassicurante, la sua parola franca e decisa, le sue carezze. Soffriamo la nostalgia per il suo amore che non c’è più, come succede quando un genitore ci lascia". Così Silvano Spaccatrosi, vaticanista, ricorda Giovanni Paolo II, a tre anni dalla morte, avvenuta il 2 aprile 2005. "Perché questo era stato per noi tutti, e forse anche per quelli che non avevano la fede e l’avevano tiepida: prima di ogni altra cosa un padre scrive Spaccatrosi in una nota che verrà pubblicata su old.agensir.it -. Pronto a confortarci, a rassicurarci, a indicare il cammino. A condurci in alto mare, senza soccombere ai flutti minacciosi". E "come un padre aggiunge – si era speso molto per i suoi figli, non rinunciando ad andare a trovarli anche nei luoghi più sperduti, perché fossero coscienti che l’amore di Dio non conosce confini. Come un padre aveva anteposto la sua persona a chi, obbedendo alle ideologie o perseguendo progetti di potere, aveva costruito sistemi oppressivi dei diritti umani". E a distanza di tre anni, prosegue Spaccatrosi, "cresce l’attesa del popolo del ‘santo subito’". "Ma il bisogno e l’impazienza dei fedeli nasconde comunque una profonda verità conclude -. I santi sono tali perché la Chiesa e il popolo di Dio hanno bisogno di loro, perché i fedeli li riconoscono tali".