LOMBARDIA

Riavvicinarsi ai cittadini

Alle urne con un nuovo sistema elettorale

I cittadini lombardi nelle prossime settimane andranno al voto con un nuovo sistema elettorale regionale. Si tornerà alle urne (con ogni probabilità nella stessa data delle elezioni nazionali) a seguito delle dimissioni formalizzate dal Consiglio regionale il 26 ottobre. Legislatura segnata dalle inchieste giudiziarie e dagli scandali che hanno visto coinvolti numerosi esponenti di maggioranza e opposizione. Ma proprio l’ultimo atto del Consiglio, lo stesso giorno delle dimissioni, è stato l’approvazione della nuova legge elettorale regionale. Un ritocco alle regole in vigore, con provvedimenti dal forte significato politico nella speranza di rispondere all’ondata di antipolitica e sfiducia nelle istituzioni. Le novità. Novità principale è l’abolizione del cosiddetto “Listino bloccato”, cioè l’elenco di aspiranti consiglieri, direttamente collegato al candidato presidente, che in caso di vittoria di quest’ultimo e come premio di maggioranza venivano automaticamente eletti. Inoltre sono stati introdotti il tetto massimo di 80 consiglieri, il limite di due mandati per il governatore, l’alternanza uomo-donna nelle liste; sono stati riorganizzati i collegi e il premio di maggioranza in modo da garantire l’elezione di almeno un consigliere per ciascuna provincia lombarda. Abolito anche l’obbligo di raccolta firme per presentare la candidatura di partiti già precedentemente presenti in Consiglio. Il provvedimento è stato votato a larga maggioranza: 75 voti a favore e uno contro. Per vincere l’antipolitica. Secondo Giambattista Armelloni, presidente regionale delle Acli, l’abolizione del listino e quindi dell’elezione automatica di candidati “va nella direzione di un rinnovamento della politica”. “Negli ultimi anni – spiega – ha contato troppo il leader carismatico, a spese del gioco di squadra. Bene quindi che non ci siano più i cooptati dal leader solitario”. Secondo il presidente delle Acli è ugualmente apprezzabile, per combattere il rischio dell’astensione, la possibilità di esprimere una preferenza, a differenza dell’attuale sistema nazionale: “La preferenza era un modello per coinvolgere direttamente i cittadini nel sistema democratico”. Ma avverte: “Nel contesto dell’attuale società frammentata, il rischio reale è che pochi organizzati possano condizionare l’esito del voto. Per questo non mi dispiacerebbe un modello a doppio turno in collegi circoscritti: è un meccanismo più adatto alla società post-moderna. Vigente però l’attuale sistema, meglio votare con la preferenza che senza. Chiaro che occorre essere vigilanti”. Giudizio positivo anche sull’introduzione delle quote rosa nelle liste. Tema sul quale Armelloni rilancia: “Anche nelle organizzazioni del mondo cattolico occorrerebbe una riflessione che vada in questo senso, magari con un modello simile a quello degli scout, presieduti sempre da una ‘diarchia’ uomo-donna”. Nodo nevralgico. È un complessivo parere positivo anche quello di Mattia Ferrero, vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici di Milano, che però sottolinea: non esiste un metodo elettorale perfetto e molto dipende dalla capacità dei partiti nel selezionare la classe dirigente. “Il listino bloccato – afferma – era un ‘pacchetto’ preconfezionato che l’elettore doveva prendere o lasciare. Inoltre, presentava le problematiche emerse in ordine alla scelta dei candidati. In teoria, un presidente avrebbe potuto candidare già nel listino la sua squadra di governo, con persone competenti, e questo sarebbe stato apprezzabile. Il problema restano però i partiti: se presentano buoni candidati penso che siano credibili davanti all’elettorato anche in un sistema bloccato”. A proposito di partiti, secondo il giurista, “il fatto che sia stato tolto l’obbligo di raccolta delle firme è un segnale di debolezza dei gruppi politici che, stranamente, pur avendo tesserati, non sono in grado di chiedere a quegli stessi le firme. Tra l’altro – aggiunge – è discutibile dal punto di vista giuridico che chi è già in Consiglio sia esentato dalle sottoscrizioni e le debba invece raccogliere chi è fuori”. Quanto alla preservazione delle preferenze, Ferrero ricorda che “nonostante in Lombardia tradizionalmente ci sia un uso decisamente minore rispetto ad alcune regioni del meridione, resta il rischio ‘inquinamento’ e non solo per le infiltrazioni della criminalità organizzata. La preferenza insomma va guardata con occhio critico e non è la panacea contro l’antipolitica”. a cura di Paolo Rappellino(12 dicembre 2012)