"Credere in Gesù morto e risorto, è credere e sperare che questa terra, sottoposta alla morte da capi e opinioni pubbliche prigioniere, incatenate possa risuscitare anch’essa". Lo ha detto il Patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, la Domenica di Pasqua a Gerusalemme. "Una terra ha spiegato – la cui quotidianità è divenuta da anni una croce permanente, con un contesto di vita segnato dal sangue, dall’odio, dai prigionieri, degli uccisi, dalle case demolite, da un’occupazione e da una insicurezza continua. Gli ultimi avvenimenti delle scorse settimane, a Gaza, l’attentato alla yeshiva di Gerusalemme, i giovani uccisi a Betlemme e altri ancora, non sono che sterili ripetizioni di eventi di tutti gli anni passati. Non smettiamo di ripetere: la sicurezza non si ottiene dall’insicurezza provocata in casa d’altri. Occorre intraprendere nuove strade". Per Sabbah serve "guardare in alto, contemplare il Cristo morto e risorto, per ridare la speranza a questa terra". Da qui un appello a Israele: "popolo eletto, la tua vocazione è la stessa di quella di Gesù, ridare la vita al mondo, ma intanto a te stesso. Militari, pianificatori di guerre, intellettuali in Israele, occorre ripensare alla vostra vocazione e a quella di questa terra, dell’elezione, dell’alleanza perenne, per farne un’alleanza di Dio con tutta l’umanità e farne una sorgente di vita nuova,qui e ovunque altrove".” ” ” “