"Il sacrificio cruento del Prof. Biagi, concepito nelle nebbie di un pensiero senza fondamenti logici e morali, non è stato consumato invano. La sua fede lo ha assimilato al Servo sofferente", ha poi detto mons. Vecchi, aggiungendo che "le iniziative che, da più parti, sono state promosse in questa giornata, per non disperdere la memoria di Marco e della sua assurda uccisione, ma soprattutto per raccogliere i frutti della sua ricerca, rivelano la vicinanza di ‘chi rende giustizia’ (Is 50, 8) e invitano a risolvere i problemi sociali mediante l’uso dell’intelligenza, della sperimentazione, del confronto, dello scambio dei talenti per l’utilità comune". Dopo aver deplorato "il ricorso alla violenza, troppo spesso tollerata" nel nostro Paese, e denunciato "la crisi di autorità e di credibilità di cui soffre la nostra democrazia", mons. Vecchi ha affermato: "L’esemplarità di Marco Biagi, la sua fede pubblicamente testimoniata, il calore fecondo della sua famiglia aperta all’accoglienza e all’aiuto del prossimo, il suo serio impegno professionale, stanno a dimostrare che una misura alta della vita civile è possibile". Parlando dell’ "eredità di Marco", ha poi esortato "all’instancabile ricerca tra le parti sociale della migliore soluzione pratica possibile, nella salvaguardia del valore inalienabile della persona, in tutte le sue dimensioni di vita".